Venerdì 1 maggio 2026 In collaborazione con Il Sole 24 ore riceviamo e pubblichiamo il link della seguente news. Opinione ringrazia l’editore per la partnership multimediale. /// Link alla notizia
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Quanto pesa la guerra in Iran ed il blocco dello stretto di Hormuz sulle tasche degli italiani, quali sono le voci di spesa che sono aumentate di più nell’ultimo mese? Se l’indice provvisorio dell’inflazione balza a +,28% il carrello della spesa aumenta del 2,5%. Sommando tutte le spese una famiglia media a causa della nuova ondata di rialzi, spinti soprattutto dall’aumento dei prezzi dell’energi…
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Secondo un'indagine di Eumetra, Istituto di ricerca sociale e di marketing, le tensioni geopolitiche che stanno provocando una vera e propria crisi energetica globale con ripercussioni anche nel nostro Paese, hanno generato elevati livelli di preoccupazione tra le famiglie italiane.I timori più diffusi riguardano i rincari non solo di carburanti e bollette, ma anche dei generi alimentari.. Allo stesso tempo, emerge una diffusa disponibilità ad adottare comportamenti…
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L’instabilità dello scenario internazionale continua a riversarsi con forza sui mercati dell’energia, dei carburanti e delle materie prime, generando un clima di profonda incertezza e una volatilità senza precedenti. Le previsioni, anche nel breve periodo, risultano sempre più complesse e le stesse analisi della Banca Centrale Europea non escludono l’arrivo di uno shock energetico di ampia portata.
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Il conflitto in Medio Oriente svuota le tasche dei vicentini. Secondo i calcoli del centro studi della Cisl, il prolungarsi delle ostilità in Iran rischia, da qui a fine anno, di bruciare una mensilità per famiglia a causa dell’aumento dell’inflazione. Un salasso dovuto in particolare al balzo dei costi per i trasporti e per l’energia, due settori che pesano per quasi il 50% sulla spesa media delle famiglie e che già nei primi tre mesi del 2026 hanno trainato la corsa al…
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Uno degli effetti più concreti e immediati del conflitto in Medio Oriente che abbiamo osservato finora è l’aumento del prezzo del carburante. Ma non sarà l’unica conseguenza della guerra tra Stati Uniti, Israele e Iran. Gli italiani dovranno fare i conti con un’inflazione in crescita e con stipendi più “deboli”. O almeno questo è quanto emerge dall’analisi di Svimez, l’Associazione per lo sviluppo dell’industria nel Mezzogiorno, che ha ipotizzato le ripercussioni della…
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Esattamente due mesi fa, il 28 febbraio, Israele e Stati Uniti iniziavano a bombardare l’Iran, innescando un conflitto che avrebbe trascinato l’intero Medio Oriente in una spirale di violenze e distruzione. Immediatamente, come ritorsione, la Repubblica Islamica, oltre ad aprire il fuoco sulle basi militari nemiche della regione, ha colpito i Paesi vicini, alleati della Casa Bianca, ed ha esercitato tutta la pressione possibile sullo stretto di Hormuz, bloccando i traffici marittimi.
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Lo shock energetico innescato dal conflitto in Iran rischia di compromettere la ripresa dell’economia italiana. Secondo le recenti stime di Confesercenti-Cer sono sufficienti due mesi di conflitto per dimezzare le attese di crescita del prossimo anno. Nicolò Maserati «Negli ultimi 6 anni - interviene Nicolò Maserati, Presidente di Confesercenti Piacenza - le imprese hanno attraversato di tutto, sviluppando capacità di resilienza ed adattamento.
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Confindustria vede nero. Il quadro attuale e di scenario, a seconda della durata della guerra in Iran e della conseguente chiusura ad oltranza dello stretto di Hormuz, pesa sulle stime di crescita dell’Italia e non solo. I rischi sono soprattutto per gli attuali volumi di export italiano, con un aumento dei costi per le imprese italiane di 7 miliardi se la guerra dovesse continuare fino a giugno e di 21 miliardi se il conflitto…
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Nel corso dell'audizione sul Dfp che si svolge nelle commissioni Bilancio di Camera e Senato, Alessandro Fontana, direttore del Centro studi di Confindustria ha presentato una serie di proposte volte a ridurre l'impatto di questa crisi energetica e di quelle che potrebbero esserci in futuro Se la guerra in Iran si dovesse protrarre fino alla fine dell'anno potrebbe causare una delle più gravi crisi energetiche della storia o quantomeno una crisi sistemica che…
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«Se la guerra finisse oggi l'impatto varrebbe 0,1-0,3 punti percentuali di mancata crescita. Con una guerra più lunga, già fino a fine anno, potremmo trovarci nella più grave crisi energetica della storia, probabilmente sarebbe una crisi sistemica». Lo ha detto Alessandro Fontana, direttore del Centro studi di Confindustria in audizione sul Documento di finanza pubblica alle commissioni Bilancio…
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"Se la guerra finisse oggi l'impatto varrebbe 0,1-0,3 punti percentuali di mancata crescita. Con una guerra più lunga, già fino a fine anno, potremmo trovarci nella più grave crisi energetica della storia, probabilmente sarebbe una crisi sistemica". Lo ha detto Alessandro Fontana, direttore del Centro studi di Confindustria, in audizione sul Documento di Finanza Pubblica alle commissioni Bilancio riunite di Camera e Senato
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