Il traguardo delle 500.000 firme per il referendum costituzionale sulla giustizia è ormai raggiunto, ma la raccolta continuerà fino all’ultimo giorno utile: il 30 gennaio. Solo allora il comitato di 15 cittadini che lo ha promosso tornerà in Cassazione e porrà l’ufficio centrale dei referendum davanti a una scelta: qual è il quesito giusto? Quello dei parlamentari o quello dei cittadini? L’auspicio è che l’ufficio convochi entrambi i proponenti e cerchi una mediazione.
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Il primo round sui ricorsi per il referendum lo vince il governo. Il Tar del Lazio ha deciso che non ci sarà alcuna sospensiva sulla decisione dell’esecutivo di fissare per i giorni 22 e 23 marzo la data della consultazione popolare sulla riforma della giustizia. Ma il ricorso, avanzato da un comitato di quindici giuristi i quali avevano avviato una raccolta di firme popolari per indire anche loro il referendum, si deciderà il prossimo 27 gennaio quando i giudici si riuniranno…
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A marzo saremo chiamati a completare una riforma liberale divenuta inevitabile dopo la cosiddetta riforma Vassalli-Pisapia che aveva smantellato il vecchio codice di impronta autoritaria e introdotto il sistema accusatorio: il primo e unico codice dell’Italia repubblicana. Inevitabile conseguenza – il passo successivo – di quella riforma avrebbe dovuto essere la separazione delle funzioni e delle carriere.
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Il 57% degli italiani sui social si esprime a favore del referendum sulla giustizia, che si terrà i prossimi 22 e 23 marzo. E' quanto emerge dal report 'Giustizia e referendum', realizzato da Spin Factor, società leader a livello nazionale nell’analisi dei dati, consulenza e comunicazione politica e istituzionale, attraverso Human la propria piattaforma di web e social listening sviluppata interamente con algoritmo a base semantica italiana e integrata con l’Ai.
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