Roma, 15 gen. – “La sinistra? Bè, è una sciagura. Sembra un collettivo studentesco nel quale M5S fa concorrenza al Pd per fare presa su un elettorato anti-occidentale, che preferisce gli ayatollah agli iraniani liberi, Maduro e i sostenitori di Putin. Una sinistra così ideologica rappresenta un rischio per la linea politica del Paese”. Così Carlo Calenda, leader di Azione, in un’intervista a Il Messaggero
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Carlo Calenda, leader di Azione, ha le idee chiarissime rispetto a quali sono le emergenze del Paese. Rispecchierebbero i due focus indicati da Meloni in conferenza stampa, cioè Sicurezza e crescita se non fosse che, per Calenda, il giudizio sull’operato del governo è tutto fuorché positivo: «Meloni galleggia, ma poi non fa niente. Dove sono gli interventi sulla crescita, a partire dall’Automotive?».
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Oliviero Maggi / pavia Lunedì la Camera del Lavoro di Pavia ha ospitato la nascita del “Coordinamento provinciale pavese per il No al Referendum sulla Giustizia”, in vista della consultazione del 22-23 marzo. Il comitato vede la partecipazione di associazioni, forze sociali e politiche, «impegnati nella difesa della Costituzione e dei principi democratici». Ai…
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Caparbiamente, ostinatamente, tenacemente, la segretaria del Partito democratico continua a curare il campo, tutto a dimensione variabile, ma che certo non si allarga. I potenziali frequentatori decidono di volta in volta cosa conviene loro, per lo più, invece di prendere impegni preferiscono prendere le distanze. Qualcuno, forse già molti, a un anno e mezza dalle prossime elezioni politiche comincia sentire qualche ansia, sì, proprio da prestazione.
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Nessuna sospensione cautelare urgente della deliberazione del governo Meloni con la quale è stata fissata per i giorni 22-23 marzo prossimo la data di celebrazione del referendum costituzionale sulla riforma della giustizia, relativamente alla Legge costituzionale concernente "Norme in materia di ordinamento giurisdizionale e di istituzione della Corte disciplinare". Il Tar del Lazio, con un decreto cautelare monocratico…
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Enrico Morando, a lungo parlamentare, è oggi presidente dell’associazione Libertàeguale, che ha organizzato l’evento "Sinistra per il Sì" di lunedì 12 gennaio a Firenze. «Questa è una riforma di sinistra - spiega - non si può votare No solo per fare un dispetto a Meloni». E poi aggiunge: «Non appaltiamo alla destra una riforma che chiuderebbe il cerchio aperto dall’introduzione del codice Vassalli».
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All’indomani dell’annuncio del Governo sulle date del referendum relativo alla riforma costituzionale della giustizia, proponiamo un dibattito su uno dei quesiti più rilevanti cui saranno chiamati a rispondere gli italiani il prossimo 22 e 23 marzo: la separazione delle carriere in magistratura. A confrontarsi sono il prof. Giorgio Spangher , favorevole al sì , convinto che la riforma possa garantire maggiore trasparenza nei rapporti tra…
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"C'è stato un accordo col Colle sulle date, non mi faccia dire di più". Un parlamentare di centrosinistra che peraltro voterà No non alza i toni ma la frustata ai promotori delle firme si sente eccome. È un richiamo a quel fronte, a quella galassia mossa da politica e pezzi di magistratura, che sta provando a polemizzare sulla data del referendum. E che da un paio di giorni cerca di tirare la giacchetta del capo dello Stato.
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ROMA – La ministra per le Riforme istituzionali Elisabetta Casellati dice che certo, «la legge è sempre interpretabile». E tuttavia, dal punto di vista dell’avvocata forzista esperta di diritto canonico, la battaglia legale che si annuncia sulla data del referendum (contro una riforma «che restituirà ai cittadini la fiducia nei confronti della magistratura») non ha solide argomentazioni legali: «…
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Alessandro Sallusti, ospite a DiMartedì di Giovanni Floris, spiega le ragioni del comitato per il Sì alla riforma della giustizia. Alessandro Sallusti, ospite a DiMartedì di Giovanni Floris, discute insieme a Pierluigi Bersani e Chiara Becchimanzi del referendum per la riforma della giustizia in programma il 22 e 23 marzo. Un dibattito che illustra quali sono le ragioni del "si" e del "no" alla riforma.
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Il 50,3% degli italiani voterebbe sì alla conferma della legge sulla separazione delle carriere dei magistrati, mentre il 35,4% voterebbe per l'abrogazione Il sì in vantaggio nel referendum sulla riforma della giustizia ma molti italiani non sanno ancora se andranno a votare il 22 e 23 marzo 2026. E' il quadro delineato dal sondaggio Only Numbers - di Alessandra Ghisleri - per Porta a Porta, il programma condotto da Bruno Vespa su Raiuno
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Al referendum non voteremo su una “riforma della giustizia”, ma sullo stravolgimento della magistratura voluto dal governo Meloni. Questa legge non risolverà nessuno dei problemi reali della giustizia, come la lentezza, l’inefficienza e la mancanza di certezza della pena. Non aiuterà a recuperare più velocemente un credito né a dirimere prima una lite condominiale. Lo ha ammesso anche il ministro Nordio, che ha dichiarato come questa riforma non incida sull’efficienza della giustizia.
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