Plastiche, resine, fluidi: l'auto è piena di petrolio, anche quando il serbatoio è secco. Così Hormuz si rifletterà anche sui listini Se il Medio Oriente chiude il rubinetto, l’automobilista rischia di pagare il conto non solo alla pompa di benzina. Anche prima. Cioè in concessionaria. Non è terrorismo psicologico: è l'abc dell'economia, una bestia ancora più spietata (e alle volte, pure prevedibile).
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La guerra in Medio Oriente, cominciata il 28 febbraio 2026, già causa dell'impennata dei prezzi di materie prime come petrolio e gas, potrebbe portare a un ulteriore aumento dei costi per il settore automobilistico nel suo insieme. A incidere sull'industria infatti non sarebbe solo la crescita del costo dell'energia, ma anche e soprattutto l'ascesa delle quotazioni dell'alluminio, come sottolinea la Federcarrozzieri.
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Il settore delle quattro ruote in Italia è nell’occhio del ciclone, perché la crisi in Medio Oriente sta influenzando molteplici aspetti, e non soltanto quello in relazione al caro carburanti. Infatti, le tensioni che si snodano intorno allo Stretto di Hormuz colpiscono l’intera filiera, dalla produzione in fabbrica alla manutenzione dei veicoli in officina. Lo scenario attuale, segnato dal perdurare del conflitto in Iran, ha innescato una reazione a catena che vede materie…
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Il panorama geopolitico globale sta attraversando una fase di profonda instabilità, con il Medio Oriente nuovamente al centro di tensioni che minacciano di destabilizzare gli equilibri diplomatici e l’intera impalcatura economica del Vecchio Continente. Sebbene la crisi possa apparire distante dai confini europei, le ripercussioni stanno già filtrando attraverso le maglie strette della catena di approvvigionamento industriale.
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Già reduce da anni di instabilità tra crisi dei semiconduttori e transizione energetica, il mercato dell'auto affronta ora una nuova e insidiosa minaccia. Oltre a toccare la politica internazionale, le tensioni geopolitiche in Medio Oriente rischiano di ripercuotersi sui portafogli degli automobilisti italiani. È quanto segnala Federcarrozzieri, l'associazione della autocarrozzerie italiane, che ha analizzato i possibili scenari derivanti dal perdurare dell'instabilità nell'area.
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Proprio quando pensavamo che la macchina elettrica fosse il boia dell'industria automobilistica ecco che arriva una guerra a ribaltare il copione. Il conflitto in Iran potrebbe infatti trasformarsi nel più insperato alleato della transizione verso vetture a batteria. Ora che lo Stretto di Hormuz da cui passa il 20 per cento del petrolio mondiale è diventato un campo minato, il panorama cambia. Drasticamente.
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La guerra in Iran riaccende il dibattito sulla dipendenza europea dal petrolio. La chiusura dello stretto di Hormuz, da cui passa circa il 20% del petrolio mondiale, ha infiammato in pochi giorni il prezzo del greggio – oltre il 50% in poche sedute – e quello del carburante alla pompa. In questo scenario, l’auto elettrica emerge come lo strumento chiave per ridurre la dipendenza dai combustibili fossili
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L’aumento dei prezzi dei carburanti sta spingendo sempre più automobilisti a informarsi sulle auto elettriche. Secondo un’analisi pubblicata dalla società di consulenza automotive Edmunds, negli ultimi giorni è cresciuta in modo significativo la quota di ricerche online dedicate ai veicoli elettrificati. Il fenomeno è legato soprattutto all’impennata del costo della benzina in tutto il mondo provocata dalle tensioni internazionali e dal conflitto che coinvolge l’Iran, fattori che hanno…
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Non solo Toyota: Dubai, Abu Dhabi e Doha sono terreno di caccia anche dei brand cinesi. Che ora temono di dover rivedere i piani Non restano mai confinate, le guerre, ai confini geografici in cui scoppiano. Nel mondo globalizzato dell’auto, dove fabbriche, componenti e mercati sono sparsi in ogni angolo del pianeta, basta una crisi regionale per far tremare intere catene industriali. È quello che potrebbe accadere se il conflitto legato all’Iran dovesse protrarsi.
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Il conflitto in Iran che coinvolge anche altri Paesi del Medio Oriente sta determinando mutamenti significativi nelle rotte commerciali tra Asia ed Europa. Ad esempio per i costruttori automobilistici cinesi, che hanno eletto il mercato europeo a principale area di espansione (1,3 milioni di veicoli esportati nel 2025), l’instabilità dell’area rischia di trasformarsi in un ostacolo logistico che potrebbe incidere pesantemente sui tempi di consegna e sui costi, rallentandone lo…
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Che la guerra in Iran non faccia benissimo anche all'industria dell'automotive è stato evidente fin dal primo colpo sparato sabato 28 febbraio. La conseguenza più ovvia, subito rimarcata da tutti con pochissima fantasia, riguarda la crescita del prezzi del petrolio con tutto quello che ne consegue fino al consumatore finale, già di per sé scoraggiato da costi sempre più alti sia di listino che di manutenzione.
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La guerra in Iran rischia di trasformarsi in un nuovo fronte di crisi per l’industria automobilistica internazionale che negli ultimi mesi è stata soggetta a diverse turbolenze geopolitiche e tecnologiche. Secondo una recente analisi di Bernstein Research , l’escalation militare e le difficoltà logistiche nell’area potrebbero provocare un impatto significativo sulle vendite e sulle catene di fornitura di diversi costruttori, in particolare quelli con una forte presenza in Medio Oriente
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Quella che il mondo dell’auto sta attraversando dal 2020 è una crisi diversa dalle precedenti. Non si tratta di un semplice calo della domanda o di una recessione economica, ma di una serie di shock globali che si sono susseguiti senza sosta. La pandemia ha fermato fabbriche e concessionarie, la carenza di microchip ha rallentato la produzione, mentre guerre e tensioni commerciali hanno fatto aumentare i costi dell’energia e delle materie prime.
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Segnali d'allarme per le Case automobilistiche internazionali. Il conflitto in Medio Oriente, con l'interruzione delle spedizioni e l'aumento dei prezzi del petrolio, sta cambiando gli equilibri del mondo dell'automotive. Le previsioni sono tutt'altro che positive e, secondo la ricerca azionaria di Bernstein, Toyota e Hyundai sarebbero due dei Marchi maggiormente colpiti. Mercato cinese in allarme Anche i produttori cinesi non se la passano meglio: i Paesi del Medio…
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Swipo700 VERDEVASINICOLA700 abitare WhatsApp Facebook Twitter Email Print Rubinetto chiuso per alcune ore nelle frazioni collinari di Caserta. Nepta ha annunciato che giovedì 19 marzo 2026 l’erogazione idrica sarà temporaneamente sospesa nelle zone di Mezzano e Casolla per consentire interventi di manutenzione straordinaria all’impianto di S. Pietro ad Montes. L’interruzione programmata rappresenta un passaggio necessario per migliorare…
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