BRUXELLES Non sono passati neppure dieci giorni dal 1° luglio, giorno in cui l’Ungheria ha preso le redini del semestre di presidenza del Consiglio dell’Unione europea. È da allora che Viktor Orbán continua, come un cane sciolto, a tessere la tela di una autoproclamata «missione di pace» in solitaria, alla ricerca di quella che ritiene essere una soluzione alla guerra russa in Ucraina. Senza, beninteso, alcun mandato: né di Bruxelles, né tantomeno di Kiev
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