Teheran avrebbe dimezzato le sue scorte. Ma ha una capacità di produzione importante, soprattutto sui droni. Intanto Roma si interroga su Samp-T e Aster 30 Nelle ultime ore la frequenza di lanci di missili balistici e gli attacchi con droni dall’Iran è in ribasso. L’ammiraglio Brad Cooper, capo del Comando Centrale Usa per la regione, ha detto che «nelle ultime 24 ore gli attacchi con missili balistici sono diminuiti del 90% rispetto al primo giorno, e gli attacchi…
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LONDRA. «La struttura del regime iraniano era costruita per resistere anche alla decapitazione dei vertici. Persino il colpo tremendo subito con l'uccisione della guida suprema Kamenei non necessariamente porta al collasso delle istituzioni. Mi aspetto che l’apparato di sicurezza rimanga in piedi, compatto e coeso almeno nel breve periodo»: l’azzardo dell’attacco israelo-americano è ben chiaro ne…
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Dopo anni di lento riavvicinamento diplomatico con l’Iran e settimane di appelli pubblici contro le minacce di guerra che si addensavano sull'area, i Paesi del Golfo, - finiti sotto l’intenso fuoco della Repubblica islamica - si trovano ora di fronte al dilemma. Contrattaccare e partecipare all’operazione militare oppure mantenere una posizione difensiva e aspettare di vedere cosa succede nell’arena.
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L’operazione Epic Fury avviata sabato 28 febbraio da Stati Uniti ed Israele contro la Repubblica Islamica dell’Iran ha generato risvolti estremamente pericolosi per la regione mediorientale. L’asse Washington-Tel Aviv potrebbe avere sottostimato le capacità militari di Teheran, la quale non si sta battendo per preservare la vita del regime, ma lotta con tenacia per sopravvivere. Se nei giorni precedenti qualcuno ha ritenuto che si sarebbe potuto verificare uno scenario simile all’operazione Rising Lion, il campo ha mostrato qualcosa di…
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True Maria Vittoria Galassi Sunniti del Golfo a un passo dal colpire l’Iran Ansa I pasdaran intensificano i bombardamenti contro l’Arabia Saudita e i suoi vicini. Danneggiata l’ambasciata americana a Riad. Il Qatar abbatte alcuni jet. Abu Dhabi sarebbe pronta a bersagliare siti missilistici iraniani. L’Oman rilancia l’appello per la tregua.La rappresaglia iraniana contro i Paesi del Golfo sfiora il punto di non ritorno, con gli attacchi che continuano a prendere di mira le infrastrutture civili.
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(Adnkronos) – L’Iran lancia ogni giorno una pioggia di missili su Israele e sui paesi del Golfo. La difesa dei cieli è affidata in buona parte agli Stati Uniti, costretti a fare gli straordinari per schermare un’area immensa. L’impegno è gravoso e lascia il segno sulle dotazioni degli americani e degli alleati. C’è il rischio che il muro mostri le prime crepe dopo pochi giorni di conflitto? Sì, secondo il Wall Street Journale.
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Hotel, aeroporti, ambasciate, raffinerie petrolifere e basi militari. I missili e i droni lanciati dall’Iran mirano al cuore economico ed energetico dei paesi arabi. Ma, oltre il dato militare, la risposta di Teheran agli attacchi subiti da Israele e Stati Uniti ha una forte rilevanza politica. Per la prima volta, dopo decenni, i colpi subiti hanno messo in discussione la cosa più importante per i paesi del Golfo Persico: la loro percezione di essere al sicuro.
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Di fronte al rischio esistenziale gli Ayatollah giocano la carta del tutto per tutto. Quanto può durare la scommessa? Doha e Dubai, Riad e Muscat. Se c’è una ragione per cui la guerra apertasi sabato con l’attacco Usa-Israele all’Iran stupisce e disorienta è che si fa una fatica dannata a stare al passo con gli eventi: per la loro rapidità ma pure per la loro ampiezza. Dov’è il confine della guerra? Inafferrabile…
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