Dopo mesi di nothing to see here sugli Epstein files, di sistematica minimizzazione delle loro implicazioni, di repressione di qualsiasi curiosità sul mondo che disvelavano (anche in Italia da parte delle 40, 50 grosse firme che si conoscono tutte tra loro, e con Cazzullo che ieri ci diceva che l'unica rivelazione è sulla figura di Bill Gates, un uomo normale come tutti gli altri),
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La testa di uno degli "dei" del Partito laburista britannico rotola sotto il peso dello scandalo Epstein. Peter Mandelson, spin doctor dell'ex premier inglese Tony Blair, architetto del New Labour che contribuì in maniera decisiva all'ascesa al potere della sinistra britannica nel 1997 fino all'apice e alla sua fine nel 2010, da oggi non siederà più nel Parlamento di Westminster in qualità di Lord.
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Uno dopo l’altro. Il blairiano Mandelson si è dimesso, Andrea ha perso (quasi) tutto, Mette-Marit “perdonata” e ora tocca ai Clinton L’unica cosa che ha azzeccato Peter Mandelson nell’affare Epstein è la definizione: “Epstein è come merda di cane. La puzza ti resta addosso”. Lo ha detto in un’intervista prima che le ultime rivelazioni lo travolgessero. Non è accusato dell’orrore degli abusi e delle violenze su bambine, come altri vip.
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Il nome di Leonardo DiCaprio riemerge tra le carte dell’inchiesta Epstein. Tra le email desecretate compare un riferimento all’attore come possibile testimonial per aziende straniere. Un tentativo del finanziere di accreditarsi attraverso celebrità internazionali
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Si chiude nel modo più disonorevole possibile la lunga carriera politica di Peter Mandelson, ex ministro laburista, ex eminenza grigia del New Labour di Tony Blair ed ex ambasciatore negli Usa riciclato dal premier britannico Keir Starmer, costretto infine a dimettersi dalla Camera dei Lord dopo le ultime «vergognose» rivelazioni arrivate dagli Stati Uniti sul suo legame a doppio filo col defunto faccendiere pedofilo americano Jeffrey Epstein
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