«Non riconosciamo i test Iba (International boxing association) sul genere perché il loro procedimento non è lecito. Nessuno vuole tornare ai giorni in cui si facevano i test sui genitali». Dalle parole del portavoce del Cio (Comitato olimpico internazionale), Mark Adams, si capisce bene come i «casi Khelif» resteranno sempre un'incognita. E la ragione è semplice: non c'è, da parte del Cio, alcuna volontà di risolvere il rebus delle «variabili di genere» degli atleti.
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