Roma, 30 nov. – Sull’espressione “rivolta sociale” il segretario generale della Cgil, Maurizio Landini, vede “montature, delegittimazione e attacchi”. Dal palco del congresso delle Acli, il leader sindacale è tornato sulle polemiche dei giorni scorsi, affermando che “di fronte al livello di diseguaglianze cresciute e la crisi della democrazia, con la gente che non va a votare, invece di una reazione vedo il rischio di rassegnazione e paura”.
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C’è una mutazione politica e antropologica nella piazza della Cgil, ieri lo si è visto molto bene, e questa è una brutta notizia per la confederazione di Maurizio Landini e per l’Italia. A partire dagli anni Settanta, gli operai e gli altri lavoratori iscritti al sindacato rosso sono stati cosa ben distinta e talvolta opposta rispetto ai movimenti antagonisti, ai centri sociali e a chi professa odio per le forze dell’ordine e gli altri simboli dello Stato.
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Sciopero flop, ma tensione altissima: bel risultato Landini. E già che ci siamo che fine ha fatto la Uil? Ajello sul Messaggero e l’effetto boomerang. Si presenta in piazza anche D’Alema e si becca intervista. Riforma giustizia, la spunta Tajani. Il caso del festival dei libri di Roma, imbarazzante, da vedere con i pop corn. I corretti che si azzannano. Totti e le accuse assurde di evasione. Bancomat in Tilt.
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Tutti contro Landini. E forse c'era da aspettarselo dopo le violenze a Torino. Non perché il segretario della Cgil c'entri direttamente qualcosa. Ma si sa: quando si eccita verbalmente la piazza, poi è difficile controllarla. Il primo a pagare questa legge matematica della politica - se esageri nei toni c'è sempre qualcuno che, a tua insaputa, ne approfitta - è proprio il leader sindacale che è subito diventato, appena i giovani dei centri sociali hanno incendiato in effige Meloni e Salvini…
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«Nelle fabbriche, nei quartieri, nelle scuole, nelle carceri, ovunque si manifesti l'organizzazione imperialista va organizzato il potere proletario, l'attacco alle determinazioni specifiche dello Stato imperialista». (da un comunicato delle Brigate Rosse durante il rapimento Moro, 4 aprile 1978). «Siamo di fronte a un tentativo serio di una svolta autoritaria che mette in discussione la libertà di esistere e la libertà delle persone.
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Il giorno successivo allo sciopero generale e agli scontri di piazza avvenuti a Torino, non si placano le polemiche. Nel mirino, in primis, Maurizio Landini, il segretario della Cgil che ha apertamente incitato alla "rivolta sociale", per poi affermare poco prima degli scontri, proprio ieri, di voler "ribaltare questo Paese come un guanto". Parole forti, parole che vengono messe in correlazione con gli episodi…
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La pubblicità dei privati copre parte dei costi, ma non è sufficiente. 'Stiamo assistendo alla morte dello sciopero, che si è trasformato in un flash mob violento. I lavoratori sono rimasti nei luoghi di lavoro, mentre in piazza si sono visti centri sociali, aspiranti politici in cerca di carriera, dirigenti, e persone che non hanno mai lavorato ma posizioni occupate nei sindacati. Il vero obiettivo di Landini è diventare il leader della sinistra, spodestando Elly Schlein, usando una piazza armata e violenta, composta perlopiù da non italiani'.
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Il 27 settembre del 1994 il magistrato Piercamillo Davigo disse che l’Italia doveva «essere rivoltata come un calzino»; il 29 novembre del 2024, il sindacalista Maurizio Landini afferma che vuole «rivoltare l’Italia come un guanto». Trent’anni separano queste due frasi, ma la radice è la stessa, l’idea di fare la rivoluzione. Davigo e la procura di Milano cancellarono con l’arma giudiziaria la mappa dei partiti; Landini oggi punta l’indice sul governo di centrodestra e afferma che «c’è una svolta autoritaria».
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«È venuto il momento di una vera rivolta sociale», «bisogna rivoltare il Paese come un guanto», dal governo «un tentativo serio di svolta autoritaria». Professor Giovanni Orsina, come valuta l'escalation retorica di Maurizio Landini? «Premettiamo una cosa: siamo di fronte a un leader sindacale, un soggetto politico alla guida di un sindacato che dentro alla sua storia ha importanti venature radicali, e che parla in piazza durante uno sciopero generale contro un governo che è di un'altra parte politica.
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Utti contro Landini. E forse c’era da aspettarselo dopo le violenze a Torino. Non perché il segretario della Cgil c’entri direttamente qualcosa. Ma si sa: quando si eccita verbalmente la piazza, poi è difficile controllarla. Il primo a pagare questa legge matematica della politica - se esageri nei toni c’è sempre qualcuno che, a tua insaputa, ne approfitta - è proprio il leader sindacale che è subito diventato…
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«Noi vogliamo rivoltare questo Paese come un guanto», ha detto ieri mandando il pranzo di traverso a quel pezzo significativo di opposizione che pur difendendo lo sciopero generale predica più moderazione nei toni e soprattutto alla spina nel fianco che da anni lo tormenta da sinistra, l’attore tarantino Michele Riondino, che spesso l’ha accostato nientemeno che a Confindustria per come a suo dire la Cgil avrebbe maneggiato (o meglio, non maneggiato affatto) la partita…
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"C'è un tentativo serio di svolta autoritaria" , per questo si è detto pronto a "rivoltare il Paese come un guanto" . Questa l'ultima sparata di Maurizio Landini, il segretario generale della Cgil già al centro del dibattito pubblico per aver rivendicato con grande orgoglio l'ambizione di una "rivolta sociale" . Ma le castronerie del sindacalista non sono passate inosservate. Oggi, nel consueto appuntamento con "La Zanzara" in onda su Radio 24…
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Giocare col fuoco può essere pericoloso. Molto pericoloso. Soprattutto quando l'attività in questione consiste nel procurare sempre nuovo ossigeno alle fiamme. Eppure Maurizio Landini non sembra curarsi del rischio. Dopo aver invocato la "rivolta sociale" nel Paese, il leader della Cgil è tornato ad alzare i toni durante l'odierno sciopero generale contro il governo. "Noi vogliamo rivoltare come un guanto questo Paese e per farlo c'è bisogno della partecipazione di…
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Tutta colpa dei cartelli bruciati con il volti della premier Giorgia Meloni, dei ministri dei Trasporti e della Difesa, Matteo Salvini e Guido Crosetto, e dell’amministratore delegato di Leonardo, Roberto Cingolani; dei tafferugli tra polizia e antagonisti a Torino; degli slogan che inneggiano alla rivolta sociale. Al termine di una mattinata di manifestazioni per lo sciopero generale indet…
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Oggi, venerdì 29 novembre, San Saturnino, sciopero generale di 4 ore indetto da Cgil e Uil. In 24 mesi ci sono stati 512 scioperi con una media di 1,42 al giorno. Siamo riusciti così a festeggiare tutti i santi del calendario senza scontentarne alcuno e realizzare la pienezza della democrazia da quando Meloni e la sua pericolosa destra sono al governo del paese. Landini e Bombardieri, ma la bombarda è lui, Maurizio Landini, il Che Guevara del sindacalismo, ha chiamato gli italiani alla “rivolta…
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"Il segretario della Cgil Landini è recidivo e continua ad incendiare le piazze con un linguaggio pericoloso e inquietante": la senatrice di Forza Italia e vice presidente del Senato Licia Ronzulli lo ha detto a proposito del comportamento del leader di uno dei sindacati più importanti d'Italia, Maurizio Landini, che nel giorno dello sciopero generale, venerdì 29 novembre, ha fomentato la folla in piazza a Bologna
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"Lo sciopero generale non unitario è controproducente" ed "è gravato dal sospetto di non essere fondato solo su motivi di merito", "ma che abbia ragioni più politiche, di schieramento, ideologiche": a dirlo ad Avvenire Tiziano Treu, già ministro nei governi Dini, Prodi e D'Alema. Già ordinario di Diritto del
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Dal leader della Cgil, Maurizio Landini, "c'è un linguaggio fondamentalista. Un sindacalista dovrebbe parlare di diritti dei lavoratori. Bisogna sempre usare buonsenso e un linguaggio che serva a risolvere i problemi, non a incendiare le piazze. Capisco la propaganda, per questo dico che è più un linguaggio da politico che da difensore dei lavoratori". Lo ha detto il vicepremier e ministro degli Esteri Antonio Tajani arrivando al Forum dell'Agricoltura e dell'Alimentazione di Coldiretti
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