Dalle attrezzature erano stati rimossi i dispositivi di sicurezza per impedire che gli operai rimanessero impigliati o rischiassero “schiacciamenti degli arti superiori”. Sulla fustellatrice era stato manomesso il dispositivo di spegnimento d’emergenza. Gli estintori erano senza revisione, il rischio di incendi e scoppi era alto perché i “contenitori di sostanze chimiche e infiammabili” erano tra…
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«Siamo leader mondiali nella produzione di cinture e realizziamo accessori in pelle per i principali designer globali sin dalla nostra fondazione nel 1978». Si presenta così, sul proprio sito aziendale, la Minoronzoni di Ponte San Pietro, con la fotografia di bellissime cinture. Accessori di pregio, griffati dai brand iconici della moda, venduti per decine di euro, ma che all’origine, e cioè a coloro che…
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MILANO Alla macchina incollatrice era "stato rimosso l'inserto di plexiglass" necessario per "impedire che il lavoratore accidentalmente" rimanesse impigliato con le mani o con gli indumenti. La fustellatrice a bandiera era priva del "dispositivo di arresto di emergenza" mentre a quella tingi bordo era stato tolto "il bicchiere di sicurezza" e a quella da cucire il "carter" in genere installato per proteggere le dita.
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La gogna dell’amministrazione giudiziaria decisa per porre fine a una catena di sfruttamento di manodopera cinese tocca anche un imprenditore dal profilo altissimo: Giorgio Armani. O Re Giorgio com’è spesso chiamato, uno degli italiani più conosciuti al mondo e talento assoluto nel settore della moda alla testa di un impero ancora indipendente che fa gola ai più grandi gruppi internazionali del settore.
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Ci risiamo, dopo il recente caso dell’Alviero Martini Spa un altro grosso marchio del made in Italy dell’alta moda finisce indagato per caporalato. Questa volta tocca a una società del nome più famoso della moda italiana: Giorgio Armani. La sezione misure di prevenzione del Tribunale di Milano ha disposto l’amministrazione giudiziaria per la Giorgio Armani Operations Spa, società che si occupa della progettazione e della produzione di abbigliamento e accessori del gruppo Armani.
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Uno degli opifici abusivi scoperti dai Carabinieri nell'ambito delle indagini sul lavoro nero nella moda - Comando Generale dell’Arma dei Carabinieri / Ansa Ci deve essere un limite anche a quello che si può non sapere. Soprattutto quando l’ignoranza – nel suo senso letterale, cioè il non conoscere determinate cose – può fare comodo. Alla Giorgio Armani Operations conveniva non sapere come facessero a produrre borse e cinture di lusso società sprovviste di un reparto produzione.
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La Sezione misure di prevenzione del Tribunale di Milano ha disposto l’amministrazione giudiziaria per la Giorgio Armani Operations spa, società che si occupa di progettazione e produzione di abbigliamento e accessori del gruppo Armani. Secondo quanto riporta Ansa, l’indagine, svolta dai pm Paolo Storari e Luisa Baima Bollone e dai carabinieri del Nucleo Ispettorato del Lavoro, riguarda un…
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