È anche molto probabile che Trump abbia capito che “dai negoziati sul nucleare iraniano non avrebbe ottenuto quel che voleva”, anche perché “gli iraniani cercavano di guadagnare tempo”. Contemporaneamente “l’Agenzia internazionale per l’energia atomica, ha dichiarato che Teheran stava aumentando in modo considerevole la sua capacità di arricchimento dell’uranio”, e a quel punto “su pressione di Netanyahu, ha dato il via libera” per attaccare.
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I raid di Israele in Iran hanno colpito nel segno: popolo inferocito con il regime sui costi bellici
Benjamin Netanyahu sta tentando il tutto per tutto con i raid di Israele contro i siti nucleari in Iran. C’è chi considera questa escalation come la volontà del premier di deviare l’attenzione da Gaza, consapevole che l’opinione pubblica mondiale gli avrebbe voltato le spalle per le pesanti conseguenze a cui è esposta la popolazione civile nella striscia. In realtà, dall’inizio di questo conflitto del 7 ottobre 2023 c’è un filo conduttore passato…
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Fra le numerose assurdità dei nostri tempi, la più assurda mi sembrano le bombe su Teheran. Non le bombe per smantellare il nucleare, e impedire agli Ayatollah di dotarsi dell’atomica, dalla quale secondo l’Onu erano a un passo: quelle bombe attengono alla legittima difesa da un regime manutengolo dei peggiori terroristi che da decenni assediano Israele. E nemmeno le bombe sugli aguzzini che popolano le gerarchie teocratiche iraniane.
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TEL AVIV – La linea prova a darla, a tarda sera, Abbas Araghchi: «Combatteremo con orgoglio fino all’ultima goccia di sangue per proteggere la nostra terra, il nostro popolo e la nostra dignità», scrive il ministro degli Esteri iraniano, mentre i caccia israeliani impazzano sui cieli di Teheran, colpiscono basi e infrastrutture, case civili, bombardano persino la televisione nazionale, con la gen…
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«Regime change», cambio di regime: Benjamin Netanyahu lo ha nominato espressamente quale obbiettivo di massima per l’attacco contro l’Iran. Non solo dunque eliminare la minaccia atomica che grava su Israele, ma anche lavorare per la caduta della teocrazia degli Ayatollah, così come si è strutturata da dopo la rivoluzione khomeinista del 1979. Il premier israeliano si è persino rivolto pubblicamente in lingua farsi alla popolazione iraniana per aizzarla alla rivolta contro la «dittatura».
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