All’apertura dei mercati Wall Street ha mostrato un andamento contrastato, con gli investitori che volgono lo sguardo alle trimestrali dei principali retailer e alle mosse future della Federal Reserve. Dopo gli incontri alla Casa Bianca riguardo l’Ucraina, cresce un cauto ottimismo sulla possibilità di un accordo di pace. In apertura il Dow Jones ha guadagnato 47,88 punti (+0,11%), mentre lo S&P 500 ha perso 12,81 punti (-0,20%) e il Nasdaq è sceso di 91,43 punti (-0,42%).
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Approfondimenti:
Wall Street si muove in modo discordante, sale dello 0,3% il Dow Jones e perde l'1% il Nasdaq. L'S&P500 è in calo dello 0,3%. La rotazione settoriale oggi sfavorisce i grandi nomi del tech: l'indice Bloomberg Magnificent Seven perde l'1,6%. Bloomberg mette in relazione la debolezza di oggi alla notizia della possibilità di un ingresso degli Stati Uniti nel capitale di Intel: il segretario al Commercio Howard Lutnick ha confermato la trattativa in corsa.
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I principali indici di mercato Usa chiudono in rosso: l’S&P500 perde lo 0,6% e il Nasdaq l’1,5%, mentre il Dow Jones è nei pressi della parità. A pesare sull’andamento dell’S&P 500 è stato il forte ribasso dei titoli tecnologici. Il notevole peso delle aziende tech nel paniere composto dalle 500 società Usa più importanti ha trascinato in negativo l’indice, nonostante la maggior parte degli altri settori che lo compongono…
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Dal 21 al 23 agosto 2025 si terrà la 48esima edizione del Jackson Hole Economic Policy Symposium, il celebre meeting annuale organizzato dalla Federal Reserve di Kansas City. Quest’anno l’incontro sarà dedicato a “Labor Markets in Transition: Demographics, Productivity, and Macroeconomic Policy”, ossia i mercati del lavoro in transizione, con particolare attenzione a demografia, produttività e politica macroeconomica.
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Il simposio di Jackson Hole 2025, in programma dal 21 al 23 agosto, assume quest’anno una rilevanza particolare. Il tema scelto, “Mercati del lavoro in transizione: Demografia, Produttività e Politica Macroeconomica”, si intreccia con uno scenario macroeconomico fragile e incerto, in cui l'intervento del presidente della Federal Reserve, Jerome Powell (a destra in foto), previsto per il 22 agosto, sarà il momento più atteso.
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Wall Street si muove in maniera disallineata: Dow Jones +0,4%, scendono S&P 500 (-1%) e Nasdaq (-0,4%). Gli investitori guardano alle trimestrali dei grandi retailer statunitensi per avere indicazioni sull’impatto dei dazi: Home Depot oggi ha deluso il mercato con un indicatore sulle vendite, anche se, dall'altro lato, ha confermato le previsioni per l'intero anno. In settimana anche Target Corp. e Walmart comunicheranno i risultati.
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Venerdì Jerome Powell parlerà da Jackson Hole. Proverà a non dire nulla, ma questo non è più tollerabile. Chi segue il mondo finanziario non ha bisogno di leggere spy story e romanzi di intrighi sotto l’ombrellone. Ha materiale più che sufficiente per far lavorare la fantasia semplicemente guardando in direzione di due città: Washington e New York. La prima è centro politico degli Stati Uniti, la seconda centro finanziario e economico.
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Guardando ai quindici anni di dati, il pattern è chiaro. In media l’S&P 500 arriva al simposio già con un guadagno del 7%, mediana 7,8%. Durante l’evento, la variazione media è appena +0,23%, mediana identica: un nulla statistico. È la prova che il giorno stesso di Jackson Hole raramente detta la rotta. Il dopo (dalla fine del simposio a fine anno) è la vera arena. In media +4,9%, mediana +4,7%. Ma le medie nascondono ciclicità forti: nei cicli accomodanti, lo specchio del Wyoming…
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