True Marcello Veneziani Il calcio deve fiorire lungo le strade. Salviamo i bambini dall’Anazionale (IStock) Una volta era un rito, di comitiva e non di branco: si stava insieme in cortile con una palla. Tutti, poi alcuni fortunati lo facevano di mestiere. Adesso fra smartphone e isolamento i ragazzi non si sentono parte del gioco.L’Anazionale. Se vogliamo capire cosa è successo e cosa succede ormai da tanti anni all’Italia degli Azzurri, partiamo dal ridefinire il nome.
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Genova – Bosnia-Italia non è finita soltanto 5-2 ai rigori. È andata peggio. Un ancor più stordente 30-10 o 18-3 (3!): sono i numeri dei dribbling tentati e riusciti, spaventosamente a favore di Bajraktarevic&C. Ed è dato centrale, dentro all’ennesimo fallimento sportivo del calcio italiano, se almeno stavolta - dopo i giorni di battaglia delle poltrone, scattato con le dimissioni del preside…
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Fino a un paio di anni fa mio figlio era come me. La prima volta che portammo lui e la sorella minore allo stadio passarono il tempo a giocare sotto il seggiolino. Mio marito – che ha imparato a leggere a 4 anni con l’album Panini – scuoteva la testa rassegnato: «Non gli interessa, pazienza». Poi è accaduto ciò che accade alla maggioranza dei giovani maschi: il calcio diventa il principale veicolo di socialità.
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– “Non ho mai visto un Mondiale per bene, è frustrante per i ragazzi della mia generazione”. Nelle parole di Edoardo Capacci, 19 anni, c’è tutta la distanza tra una generazione e un evento che dovrebbe essere naturale: il Mondiale di calcio con l’Italia protagonista: maxischermi, birre ghiacciate pronte da stappare davanti alla tv, il tricolore sulle spalle. E la voglia di respirare quella magia che i genitori hanno sempre raccontato.
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