SHEJAIYA (GAZA) – L’unico segno di vita a Shejaiya, nel nord di Gaza, sono due cani randagi. Si muovono fra le rovine di ciò che un tempo era un vivace quartiere della capitale, abitato da più di 90.000 persone. Oggi il paesaggio è spettrale: una distesa di macerie a perdita d’occhio che due soldati israeliani sorvegliano attentamente, l’occhio fisso nel mirino del fucile. Sono appostati in un pu…
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Gaza rischia un collasso sanitario e ambientale mortale, con i casi di epatite che superano i 70.000
Gaza – PIC. Un alto funzionario medico della Striscia di Gaza ha lanciato l’allarme per un disastro sanitario in crescita, con oltre 70.000 casi di epatite segnalati, in un contesto di collasso totale dei sistemi sanitari e igienico-sanitari causato dal genocidio israeliano in corso nell’enclave. Il dottor Khalil al-Daqran, portavoce dell’Ospedale dei Martiri di Al-Aqsa, ha affermato che l’apertura immediata dei valichi di frontiera è “questione…
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Il direttore Garroni spiega al Fattoquotidiano.it perché, anche dopo il cessate il fuoco, la situazione è rimasta drammatica. E con la rottura della tregua la situazione può solo peggiorare Azione Contro la Fame . “La situazione è rimasta difficilissima”. Vedi Anche Gaza, il convoglio Onu in viaggio tra le macerie e la devastazione: intorno non c’è nemmeno un edificio in piedi Leggi articolo L’organizzazione, che dal 1979 lavora per garantire a tutti il diritto al cibo e a un’alimentazione sana, da 20 anni è…
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CAMPO DI NUSEIRAT (GAZA). Il recente piano di pace mediato dagli Usa, avallato da tutte le parti e lanciato sotto la supervisione del presidente Donald Trump, con l’intervento di Egitto e Turchia, aveva acceso caute speranze a Gaza. L’accordo è iniziato con il rilascio di tutti gli ostaggi vivi in mano a Hamas. Era stato concepito come passo storico per porre fine ad anni di spargimento di sangue…
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Credevano di essere usciti dall’incubo. Stamane, i gazawi si sono svegliati dopo aver passato, di nuovo, una notte di guerra. Benjamin Netanyahu aveva ordinato una ripresa di raid pesanti (“forceful strikes”) e l’Idf ha prontamente eseguito. La tregua è dunque infranta. Fattore scatenante: Hamas aveva restituito i resti di una salma che non appartengono a nessuno dei 13 ostaggi mancanti; si sareb…
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Nelle ore precedenti al cessate il fuoco siamo tornati verso nord, verso la casa di mio nonno a Deir al-Balah nel quartiere di Zeitoun. Lungo Salah al-Din Street, la strada era affollata di persone senza più rifugio, al punto che le auto non riuscivano quasi a circolare. I volti delle persone erano pallidi ed esausti, mostravano i segni della perdita della speranza di tornare verso nord. Durante tutto il viaggio abbiamo ascoltato la radio.
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Guido Veronese è psicologo clinico, psicoterapeuta e professore associato di Psicologia clinica e di comunità all’Università di Milano Bicocca. Il suo lavoro sul campo come esperto di intervento su traumi estremi e collettivi lo ha portato spesso a Gaza. Un territorio che Veronese conosce bene e con cui in questi due anni di genocidio non ha mai smesso di mantenere contatti attraverso le conoscenze e i colleghi del posto.
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Vive tra i muri crollati dell’Università islamica di Gaza, rasa al suolo dagli attacchi israeliani. Umm Thaer al-Kafarna, sfollata da Beit Hanoun, ha trovato rifugio tra le rovine in attesa di poter tornare a casa. “Eravamo sfollati dal Nord, ora lo siamo di nuovo: questo posto, che doveva educare i nostri figli, è diventato un rifugio per chi non ha più nulla”, racconta. Nei cortili dell’ateneo, centinaia di persone cercano riparo, tra tende improvvisate e detriti, in una città dove la…
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Domenica 19 ottobre sono uscita dalla tenda della mia famiglia ad Az-Zawayda, nel centro della Striscia di Gaza, e mi sono diretta al vicino Twix Café, uno spazio di coworking per freelance e studenti. Erano passati dieci giorni dall’annuncio del “cessate il fuoco” e ho pensato che finalmente potessi uscire in sicurezza. Avventurarmi fuori avrebbe dovuto essere un passo verso la riconquista di una piccola parte della mia vecchia vita.
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In due settimane di cessate il fuoco, 93 palestinesi sono stati ammazzati nella Striscia di Gaza. Il cibo che entra non è abbastanza, le persone continuano a morire di fame e malattie e la ricostruzione è un miraggio. LE BOMBE non cadono (quasi) ma Israele consente un numero irrisorio di evacuazioni mediche. Entrano i camion di cibo ma non sono abbastanza e non raggiungono tutte le aree di Gaza. Il valico di Rafah, attraverso cui i palestinesi dovrebbero rientrare o uscire per riunirsi alle famiglie, rimane chiuso.
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Un camera car attraverso Gaza City mostra la distruzione nell’area di Jalaa Street. Gli edifici distrutti si susseguono senza soluzione di continuità. L’agenzia delle Nazioni Unite per lo sviluppo ha affermato che la quantità di macerie a Gaza sarebbe sufficiente per costruire 13 piramidi giganti in Egitto o riempire di detriti l’intero Central Park di New York. L’ultima stima congiunta di Nazioni Unite, Unione Europea e Banca Mondiale è che per ricostruire la Striscia saranno necessari…
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Devastazione totale all’ospedale Al-Rantisi di Gaza, più di un mese dopo i bombardamenti israeliani. Le immagini dell’Associated Press mostrano edifici distrutti, letti e apparecchiature mediche tra le macerie. L’ospedale, unico centro pediatrico specializzato della Striscia per oncologia, dialisi e malattie respiratorie infantili, è stato colpito durante l’offensiva israeliana su Gaza City, dichiarata “zona di combattimento”.
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