GIULI, FAIDE E VELENI NEL PARTITO DI MELONI. E IL MINISTERO DELLA CULTURA È PARALIZZATO: SALTA L’INCONTRO CON I SINDACATI. Giuli non si deve dimettere, altrimenti rischia il governo. Ma il ministro non deve compiere scelte in autonomia. Ha provato, nominando Francesco Spano come Capo di Gabinetto del ministero della Cultura. Risultato: l’insurrezione del Movimento pro-Vita (contrario all’aborto e al movimento Lgbtq+), chat meloniane infuocate con offese omofobe (Spano “pederasta”).
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Alessandro Giuli almeno per ora – di questi tempi non si sa mai – non è in bilico perché, qualora lo fosse, il problema diventerebbe più grande di Giuli. Beh, insomma, dal Colle una telefonatina partirebbe, se si dimettesse il secondo ministro della Cultura in un mese: scusate baldi giovani, ma che cosa sta succedendo? Così sostiene, a ragione, chi ha …
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"Non c'è nessun caso Giuli, è ampiamente sopravvalutato il legittimo chiacchiericcio mediatico". Lo ha dichiarato oggi il ministro alla Cultura, Alessandro Giuli, al termine della presentazione della rivista della Biennale di Venezia. Giuli, intrattenutosi brevemente con i giornalisti, ha detto di sentirsi "sostenuto dalla maggioranza. Lo testimoniano - ha precisato - le dichiarazioni e i miei rapporti quotidiani con il Governo e con il partito di maggioranza.
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Lasciate stare l’omofobia. E pure il conflitto di interessi. Forse non ha nemmeno senso affondare il colpo su Francesco Spano, il capo di Gabinetto del Ministero della Cultura meno longevo che la storia ricordi. Se c’è un colpevole di questo brutto pasticciaccio targato Mic questo risponde al nome di Alessandro Giuli. C’è poco da prendersela con Report, che fa il suo mestiere nel modo in cui l’ha sempre fatto, inclusi i poco eleganti “pizzini” pre-puntata.
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