BERLINO. «Penso che cominci fortemente a incidere la situazione dei finanziamenti al cinema italiano con decurtazioni micidiali: è stato messo in ginocchio un intero settore. Ne pagano le conseguenze tutti, dalle maestranze, agli autori e produttori». Così l’attrice Chiara Caselli commenta l’assenza di film italiani alla Berlinale di quest’anno, dove lei è andata a presentare il film Nina Roza, …
Leggi
Altri articoli:
La regista tunisina Kaouther Ben Hania ha rifiutato di accettare il premio alla cerimonia Cinema for Peace di Berlino per il suo film "The Voice of Hind Rajab". "L'esercito israeliano ha ucciso Hind Rajab, la sua famiglia e i paramedici che volevano salvarla, con la complicità del governo e delle istituzioni più potenti del mondo. Mi rifiuto di lasciare che la loro morte diventi argomento per un discorso sulla pace".
Leggi
Il Festival internazionale del cinema di Berlino 2026 si trova al centro di un acceso dibattito internazionale dopo il gesto della regista tunisina Kaouther Ben Hania, che ha deciso di rifiutare pubblicamente il premio Most Valuable Film assegnato durante la cerimonia del Cinema for Peace, evento collaterale della manifestazione. L’autrice del documentario The Voice of Hind Rajab ha scelto di non ritirare il riconoscimento, lasciando simbolicamente il trofeo sul palco subito dopo la premiazione.
Leggi
Oltre 80 partecipanti attuali ed ex partecipanti alla Berlinale, capitanati da Javier Bardem e Tilda Swinton, hanno firmato una lettera aperta in cui condannano il “silenzio” del festival su Gaza. Il proclama è giunto dopo che nei giorni scorsi, durante la conferenza stampa di apertura del Festival di Berlino (12-22 febbraio 2026), il…
Leggi
Alla Berlinale 2026, una cerimonia collaterale nata per celebrare il cinema “impegnato” si è trasformata in un nuovo fronte di scontro sul rapporto tra arte, politica e responsabilità pubblica. Al Cinema for Peace Gala di Berlino, la regista tunisina Kaouther Ben Hania ha scelto di non accettare il premio assegnato al suo film La voce di Hind Rajab, premiato come “Most Valuable Film”. Il gesto è arrivato al termine di una serata in cui l’evento ha premiato anche Noam…
Leggi
Ancora una volta a rispondere è Tricia Tuttle, che a Screen Daily (portale di informazione cinematografica che ai grandi festival pubblica una sorta di quotidiano con recensioni e interviste) ha rilasciato alcune dichiarazioni in merito. «Il Festival - dice la direttrice - riconosce la profondità della rabbia e della frustrazione per la sofferenza della popolazione di Gaza e l’urgenza che le persone sentono di parlare e far sentire la propria voce».
Leggi
«Scriviamo in qualità di lavoratori e lavoratrici del cinema, che abbiamo partecipato in passato o che siamo oggi alla Berlinale. Ci aspettiamo che le istituzioni del nostro settore rifiutino di essere complici della terribile violenza che continua a essere perpetrata contro i palestinesi. Siamo costernati dal coinvolgimento della Berlinale nella censura degli artisti che si oppongono al genocidio in corso da parte di Israele contro i palestinesi a Gaza e dal ruolo chiave dello stato tedesco nel…
Leggi
Alla Berlinale la regista tunisina Kaouther Ben Hania rifiuta il riconoscimento “Most Valuable Film” per La voce di Hind Rajab durante il Cinema for Peace dopo la premiazione di un generale israeliano nello stesso evento. Il gesto riaccende il dibattito sul ruolo politico del cinema e sulla posizione del festival rispetto alla guerra a Gaza. Intanto oltre 80 artisti firmano una lettera aperta agli organizzatori Berlinale, un rifiuto che accende il dibattito…
Leggi
Berlinale, in "Where To?" prove amicizia tra israeliani e palestinesi Berlino, 18 feb. - Mentre decine di attori e registi, tra cui Javier Bardem e Tilda Swinton, hanno firmato una lettera aperta indirizzata alla Berlinale per denunciare il "silenzio" sul genocidio a Gaza, al Festival del Cinema di Berlino viene presentato "Where To?", film del regista israeliano Assaf Machnes, che racconta la storia di Hassan, un autista palestinese che usa Uber per scarrozzare…
Leggi
Ottantuno tra registi e attori hanno firmato "una lettera aperta" alla Berlinale, criticando il "silenzio" del festival del cinema "di fronte al conflitto nella striscia di Gaza". Ad alimentare polemiche sono state le dichiarazioni del regista tedesco e presidente della giuria, Wim Wenders, che ha invitato gli artisti, in apertura della manifestazione, a "restare fuori dalla politica". Nella lettera aperta, gli…
Leggi
Lo scorso weekend, la Berlinale, attualmente in corso a Berlino, era diventata un caso politico. Tutto era partito da alcuni commenti espressi dal presidente di giuria, Wim Wenders, durante una conferenza stampa, in cui rimarcava che l’arte, anche in tempi di terremoti politici, debba rimanere non-ingaggiata. Sarebbe questo, secondo il regista, l’unico modo per continuare a svolgere «il lavoro del popolo» e non quello dei politici.
Leggi
Oltre 80 partecipanti attuali ed ex partecipanti alla Berlinale hanno condannato in una lettera aperta sia il “silenzio” del Festival del Cinema sul conflitto a Gaza, sia la “censura” imposta agli artisti che “si oppongono al genocidio in corso perpetrato da Israele contro i palestinesi a Gaza e al ruolo chiave dello Stato tedesco nel renderlo possibile”. I firmatari, che hanno ribadito che “ci aspettiamo che le istituzioni del nostro settore…
Leggi
