Roma, 19 apr. – “È l’amore che deve trionfare, non la guerra! Questo ci insegna il cuore di Maria, il cuore della Mamma di tutti. Partiamo, allora, da questo Santuario come ‘angeli-messaggeri’ di vita, per portare a tutti la carezza di Maria e la benedizione di Dio”. Così Papa Leone, nel suo discorso oggi pomeriggio al santuario di Muxima, in Angola.Il Pontefice è intervenuto dopo la recita del rosario.
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C’è una polvere rossa che copre i piedi dei profughi e dei combattenti nelle regioni anglofone del Camerun, una terra dove la bellezza della vegetazione lussureggiante contrasta dolorosamente con il sangue versato in anni di conflitto civile. È in questo scenario di «passione» che ieri Papa Leone XIV, nel suo quarto giorno di viaggio apostolico in Africa, ha scelto di piantare ancora il vessillo di una pace che non è semplice diplomazia, ma una radicale alternativa…
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Il Papa annuncia – «Dio non benedice alcun conflitto» – e qualcuno si scandalizza. Il presidente americano Trump ha attaccato Leone XIV con una volgarità che rivela più impotenza che forza. «Faccia il Papa, non il politico», gli intima. Perché lo sta facendo, però, dà fastidio: la voce del successore di Pietro, infatti, non è una opinione tra le altre; è la memoria viva del Vangelo. E il Vangelo, quando lo si prende sul serio, non lascia scampo alle sacralizzazioni della violenza.
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Ancora un attacco da parte di Papa Leone contro i prepotenti del mondo che decidono le guerre. Dopo la replica di ieri a Donald Trump, oggi Leone ribadisce che "il cuore di Dio è straziato dalle guerre, dalle violenze, dalle ingiustizie e dalle menzogne. Ma il cuore del nostro Padre non è con i malvagi, con i prepotenti, con i superbi: il cuore di Dio è con i piccoli e gli umili, e con loro porta avanti il suo Regno d'amore e di pace, giorno per giorno", ha detto lodando quanto si fa invece…
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