– “Provo tanta rabbia e amarezza. Ho perso la fiducia in tutto e tutti. Non si possono commettere errori di questo genere che rovinano la vita delle persone”. Sono le parole della donna 65enne, residente in provincia di Pisa, che è stata sottoposta per quattro anni a cicli di chemioterapia per un linfoma all’intestino che non c’era. Nel 2024 è il Tribunale di Pisa a condannare in primo grado l’Aoup a risarcire la paziente con 258mila euro.
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La Corte d'Appello di Firenze ha condannato l'Azienda ospedaliero universitaria pisana (Aoup) a risarcire una donna di 47 anni con oltre 470 mila euro, una cifra aumentata rispetto alla condanna precedente del tribunale di Pisa che era stata di 295 mila euro, per colpa di una diagnosi sbagliata di tumore all'intestino che aveva spinto la paziente a curarsi con pesanti terapie antitumorali in realtà non necessarie.
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Più di quattro anni di chemioterapia per un tumore inesistente. La Corte d’Appello di Firenze ha condannato l’Azienda ospedaliera universitaria di Pisa a risarcire con circa 500 mila euro una donna oggi 47enne, a cui era stato diagnosticato erroneamente un linfoma intestinale in fase terminale. Per i giudici, le cure somministrate hanno causato gravi conseguenze fisiche e psicologiche, compromettendo in modo permanente la qualità della vita della paziente.
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«Mi sento una donna finita. Avrei voluto essere davanti alla Corte d’Appello per far vedere ai giudici come sto e quello che ho sofferto». Daniela Montesi ha 65 anni, viene da Pontedera (Pisa) ed è la donna balzata agli onori delle cronache perché è stata sottoposta a chemioterapia per un tumore che non aveva. Non se la sta passando bene, nonostante la notizia delle ultime ore, ovvero la condanna…
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L’Asl di Pisa dovrà risarcire Daniela Montesi dopo la condanna in seguito alla diagnosi errata di tumore alla donna, costretta a sottoporsi alla chemio quando non era necessario. La 65enne, che otterrà dall’azienda ospedaliera universitaria pisana 470mila euro, oggi porta con sé gli effetti indesiderati della terapia sbagliata, con la cura a base di chemio, cortisone e steroidi che hanno danneggiato il sistema immunitario della donna.
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" Mi sento una donna finita ". È una frase dura, carica di dolore, quella con cui Daniela Montesi, 65 anni, di Pontedera, racconta la sua storia a La Stampa. Una vicenda fatta di diagnosi sbagliate, cure invasive inutili e conseguenze sanitarie irreversibili. Nonostante la recente sentenza della Corte d’appello di Firenze, che ha riconosciuto un risarcimento complessivo di 470 mila euro a suo favore, il suo calvario non è finito.
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Daniela Montesi ha una storia sconvolgente: dopo anni di chemioterapia, scopre di non aver mai avuto un tumore. Oggi verrà risarcita con 500mila euro, ma lei, in un'intervista alla Stampa, commenta così: «Avrei voluto esserci anch'io davanti ai giudici della Corte d'appello di Firenze per far vedere loro come sto, per far capire tutto quello che ho sofferto». La storia «Ero in ospedale, invece, a curarmi dalle malattie che stanno aggredendo il…
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«Avrei voluto esserci anch'io davanti ai giudici della Corte d’appello di Firenze per far vedere loro come sto, per far capire tutto quello che ho sofferto», ha raccontato a La Stampa. « Ero in ospedale, invece, a curarmi dalle malattie che stanno aggredendo il mio sistema immunitario, distrutto da quelle cure sbagliate. Mi sento una donna finita, purtroppo non c'è modo per essere sereni, neanche dopo la sentenza sul risarcimento.
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I medici della clinica Santa Chiara di Pisa, che fa parte dell'azienda ospedaliera universitaria pisana, per ben 4 anni l'hanno sottoposta a cicli di chemioterapia per un linfoma all'intestino che invece non c'era. Daniela Montesi di Pontedera, come racconta a La Stampa, oggi ha 65 anni ed è purtroppo una donna devastata non solo per il lungo iter giudiziario che nei giorni scorsi…
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Un linfoma intestinale inesistente, e all’ultimo stadio: così dopo la diagnosi, completamente errata, la paziente si era sottoposta a pesanti e lunghe terapie, poi rivelatesi del tutto inutili. Ora la corte d'Appello di Firenze ha stabilito che l'azienda ospedaliera universitaria pisana le dovrà pagare a titolo di risarcimento danni circa 500 mila euro, spese legali comprese. La vicenda, come ha riportato Il Tirreno, risale al 2006 quando a…
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La diagnosi di linfoma intestinale all'ultimo stadio. E le cure invasive. Poi una biopsia svela l'errore: sarà risarcita con 500 mila euro Quella di Daniela Montesi è una storia incredibile. Nel 2006 la donna è stata sottoposta a un trattamento chemioterapico durato fino al 2011 per una diagnosi di tumore. Poi una biopsia ossea a Genova ha escluso «la presenza della patologia linfoide proliferativa clonale».
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PONTEDERA (PISA). «Avrei voluto esserci anch’io davanti ai giudici della Corte d’appello di Firenze per far vedere loro come sto, per far capire tutto quello che ho sofferto. Ero in ospedale, invece, a curarmi dalle malattie che stanno aggredendo il mio sistema immunitario, distrutto da quelle cure sbagliate. Mi sento una donna finita, purtroppo non c’è modo per essere sereni, neanche dopo la sen…
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– Quattro anni di chemioterapia, ma il tumore non c’era. La Corte d’Appello di Firenze ha condannato l’Azienda ospedaliero universitaria pisana (Aoup) a risarcire una donna di 47 anni con oltre 470mila euro – cifra aumentata rispetto alla condanna precedente del tribunale di Pisa che era di 295mila euro – per colpa di una diagnosi sbagliata di tumore all’intestino che aveva spinto la paziente a curarsi con pesanti terapie…
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Per oltre quattro anni è stata sottoposta a una serie di terapie antitumorali con chemioterapia, cortisone e steroidi, con ripercussioni fisiche e psichiche. Poi, come riportato da Il Tirreno, è emerso che la diagnosi di linfoma all'intestino, secondo il consulente del giudice, non era avvalorata né dai risultati degli esami e delle visite né dai sintomi, ritenendo dunque che non ci fossero i motivi per sottoporre la paziente a quel tipo di trattamento.
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Anni di chemio, ma non c'era nessun tumore: la Corte d'Appello di Firenze ha condannato l'Azienda ospedaliera universitaria pisana (Aoup) a risarcire una 47enne con oltre 460mila euro. Alla donna, nel 2006, era stato diagnosticato a Volterra un tumore all'intestino che aveva spinto la paziente a curarsi con pesanti terapie antitumorali in realtà non necessarie. Così dal gennaio 2007 al maggio 2011 la paziente si era sottoposta a ripetuti trattamenti con…
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