I venti di riarmo che soffiano sull’Europa, stimolati dall’uragano Donald oltre l’Atlantico da una parte e dall’altra dal gelido burian che soffia dagli Urali ci riportano a una questione assai controversa che dilania le coscienze di un continente che si è disabituato alla guerra sul suo territorio. Cioè, diciamo, meglio, sul territorio di un’Europa incompleta, perché i terribili conflitti che hanno insanguinato l’ex-Yugoslavia e, adesso, l’Ucraina, sono indiscutibilmente parti di un’Europa maggiore, che però non sono ancora state…
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Il crollo della posizione di Elly Schlein al Parlamento Europeo, dove nessuno dei rappresentati del suo partito ha votato no al riarmo, non è dovuto soltanto alla natura profonda del PD, che sinora mai e in nessuna sede si è opposto alle armi, al riarmo e alla guerra. Questa debacle della segretaria del Partito Democratico, contro la quale ora è cominciata la caccia alla volpe da parte dell’establishment politico e giornalistico, è anche dovuta alla inconsistenza furbesca della sua posizione.
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REUTERS A Strasburgo, nei luminosi corridoi del Parlamento europeo, c’è già chi propone sarcasticamente di cambiare nome al grande piano di riarmo dei 27: «Più che ReArm Europe - si dice - andrebbe chiamato Enrich America». Cioè arricchiamo gli Stati Uniti. Vera o inventata che sia, la battuta fotografa bene quello che già emerge con la forza dei numeri: già nell’ultimo quinquennio il 64% delle armi comprate dagli eserciti europei erano fabbricate negli Usa.
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«Se c’è un fucile in scena, dovrà sparare prima della fine dell’ultimo atto». Il celebre aforisma di Anton Čechov sembra oggi interpretare più di tante analisi i cupi presagi che gravano sul nostro tempo. Eppure, mentre l’Europa discute proprio di quante migliaia di fucili, carri armati e soldati portare in scena per riaffermare il proprio ruolo, la metafora appare persino ottimista. Non è affatt…
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Costanza Cavalli 14 marzo 2025 Ora che gli Usa stanno smontan- do le rotelle alla bici della difesa europea, costringendoci a trovare di corsa un nuovo baricentro, da un lato c’è da capire come reperire i soldi, dall’altro come far funzionare la struttura militare (per non parlare della frammentazione industriale e del ritardo tecnologico in cui versiamo, che rendono impossibile credere a un’indipendenza strategica dagli Usa nel breve periodo).
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Un gruppo internazionale di scienziati, tra cui i fisici italiani Carlo Rovelli e Flavio Del Santo, ha redatto un manifesto rivolto agli accademici, intellettuali e a tutti i cittadini consapevoli dei rischi della guerra, invitandoli a prendere una posizione ferma contro il riarmo europeo. Nel manifesto si chiede un’immediata de-escalation e l’abbandono della cosiddetta “strategia della paura”, che, secondo i politici europei, giustificherebbe il più grande riarmo del continente dai tempi della Seconda Guerra Mondiale
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Con l’annuncio – per ora soltanto annuncio, come sempre! – di voler tagliare le sue spese militari e scaricare addosso ai partner della Nato una fetta molto più grossa del peso della difesa… Donald Trump ha già colto due risultati. Anzi tre. Innanzitutto, ha ottenuto che gli 800 miliardi di spese militari in più millantati dalla Commissione Europea (scriviamo “millantati” perché alla fine si riarmeranno, e assai meno dell’annunciato, solo Francia e Germania, ma tant’è) vadano a giovare per i…
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Dall'elezione del nuovo Presidente degli Stati Uniti sono cambiati tutti gli scenari internazionali, in particolare quello dell'Europa che ha mostrato il suo vero volto debole e senza guida. Dopo il... Leggi tutta la notizia
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La Russia non intende arretrare di un millimetro. Il Contesto intervista Gianandrea Gaiani Nei giorni scorsi, la presidente della Commissione Europea Ursula Von der Leyen ha annunciato ReArm Europe, un piano di riarmo su scala comunitaria da 800 miliardi di euro inteso a costruire, alla luce del radicale riposizionamento degli Stati Uniti sotto l’egida dell’amministrazione Trump, una solida deterrenza a fronte del supposto “imperialismo…
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ReArm Europe: debito “buono” per quali armi? Giovedì 13 marzo alle 16:00, a/simmetrie ospiterà l’evento “ReArm Europe: debito “buono” per quali armi?”. Ne discuteranno Alberto Bagnai (Lega, a/simmetrie), Gianandrea Gaiani (Analisi Difesa) e Riccardo Ruggeri (Scrittore, già CEO, imprenditore), moderati da Benedetto Ponti (Università degli Studi di Perugia, a/simmetrie). L’evento sarà trasmesso in diretta su Facebook, X e YouTube
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Gentile Direttore Feltri, al di là della utilità o della inutilità di un esercito europeo, lei ritiene fattibile la sua costruzione? Domenico Ricordo Caro Domenico, a mio avviso, costruire un esercito europeo non è impossibile, ove si tratti di mettere insieme i contingenti di cui dispongono gli Stati membri. Tuttavia, non sarebbe un vero e proprio esercito, unitario, compatto, capace di «parlare una medesima lingua», poiché ogni Nazione ha i suoi metodi di addestramento, di formazione, di educazione alla guerra e alla…
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Alessandro Orsini ha definito l'Unione Europea come una "organizzazione politicamente fallita". Il sociologo, in un'intervista a Piazzapulita, ha risposto ad alcune domande sul tema della guerra in Ucraina e del riarmo europeo, quest'ultimo previsto con il piano ReArm Europe da 800 miliardi di euro. L'esperto ha spiegato perchè la strategia dell'UE sarebbe…
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