Nell’androne dell’ateneo occupato si recita la preghiera musulmana. Al microfono risuona: «Lo Jihad in Palestina è la sua più importante manifestazione». E, ancora, «una lotta di liberazione cominciata quando i sionisti hanno calpestato la terra benedetta». Venerdì scorso, Palazzo Nuovo, la storica sede dell’Università di Torino, si trasforma in una sorta di moschea. Davanti…
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Che la situazione sia sfuggita di mano è soltanto un pallido eufemismo, perché quanto è successo venerdì scorso entro i confini dell’Università di Torino è ben di più, ben di peggio. E che il rettore Geuna si schermisca con l’argomento che la sede degli studi superiori piemontese è occupata, dunque al di fuori della sua giurisdizione, non aiuta certo a scendere a patti con questo grave incidente. Venerdì scorso gli studenti/occupanti hanno invitato all’Università Brahim Baya a celebrare la preghiera e il suo sermone inneggiante…
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Eppure abbiamo pensato che quattro tende montate nel sagrato del sapere occidentale, cioè negli spazi all’aperto e nelle aule delle Università italiane, non fossero poi qualcosa per cui invocare l’ordine pubblico. In fondo sono ragazzi, si è detto, e chi della generazione degli adulti giudicanti non ha un Sessantotto sulla coscienza? Facciamolo fare anche a loro. Eccolo servito, il Sessantotto dei postadolescenti con la kefiah e le bandiere pro-Palestina, che invocano la disdetta di ogni rapporto…
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Polemiche a Torino per le preghiere e il sermone pronunciati venerdì scorso dall’imam Brahim Baya a Palazzo Nuovo, sede delle Facoltà umanistiche, occupato da una decina di giorni dall’”intifada studentesca”. Iniziativa non gradita a molti docenti, che parlano di inni al jihad e nemmeno alla ministra dell’Università e della Ricerca, Anna Maria Bernini, che ha …
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