Dopo aver emesso il suo voto, Kast aveva assicurato ad ogni modo domenica che in caso di vittoria sarebbe stato "il presidente di tutti i cileni al di là delle differenze politiche" mentre Jara, in un ultimo tentativo di recuperare voti, aveva preso le distanze dal presidente uscente e suo alleato, Gabriel Boric. "Posso rispondere solo per il mio operato come ministra del Lavoro", aveva detto in un punto stampa a chi gli chiedeva di fare un bilancio dell'attuale governo.
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Il candidato dell'ultradestra si aggiudica le elezioni presidenziali nel paese sudamericano con un netto distacco dalla candidata di sinistra Jeannette Jara, che ha ammesso la sconfitta José Antonio Kast è il nuovo presidente del Cile. Il candidato dell'ultradestra conservatrice ha vinto le elezioni presidenziali, facendo leva sui timori degli elettori per l'aumento della criminalità e dell'immigrazione, portando il Paese alla sua più netta svolta a destra dalla fine della…
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José Antonio Kast, candidato di ultradestra e noto sostenitore del regime di Augusto Pinochet, è il nuovo presidente del Cile. Ha vinto con il 59,83% delle preferenze, contro il 40,17% ottenuto dalla sua sfidante e candidata della coalizione di sinistra Jeannette Jara. Kast ha 59 anni e una lunga carriera alle spalle. Ha posizioni controverse sui diritti umani e la sua politica di riferimento è Giorgia Meloni, di cui aspira a riprodurre l’approccio in tema di immigrazione irregolare.
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Kast, arriva alla presidenza a 59 anni e al terzo tentativo di insediarsi nel palazzo de ‘La Moneda’. Gli elettori cileni, preoccupati dalla crescente presenza delle gang venezuelane e dal progressivo incremento del tasso di omicidi, hanno ampiamente premiato la sua ricetta di pugno di ferro contro la delinquenza e l’immigrazione clandestina. Nell’ultimo dibattito televisivo il leader Repubblicano aveva promesso la chiusura delle frontiere e aveva dato 92 giorni di tempo ai residenti illegali per lasciare il Paese, esattamente il tempo che…
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Il manifesto del 14 dicembre 2025 L’unione delle destre alle presidenziali di oggi può riportare il Cile al passato dittatoriale. Il favorito Kast è un ammiratore di Pinochet e l’orgoglioso figlio di un nazista. Promette guerra ai migranti e di usare i poteri speciali. Il fallimento della sinistra gli ha aperto la strada
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SANTIAGO DEL CILE – Chiunque abbia partecipato agli ultimi eventi della campagna elettorale di José Antonio Kast, candidato di ultradestra alle presidenziali cilene, è dovuto passare attraverso il metal detector mentre gli addetti alla sicurezza controllavano meticolosamente il contenuto di borse e zaini, ripetendo: “Il nostro candidato è in pericolo, dobbiamo prenderci cura di lui”. Ma non solo:…
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Il Paese si prepara al ballottaggio con il candidato dell'estrema destra dato ampiamente in vantaggio: potrebbe diventare il presidente più conservatore dai tempi del generale che fece il colpo di Stato nel 1973. La sua ascesa contrasta con la tradizione politica cilena degli ultimi decenni. Sullo sfondo pesano criminalità percepita e immigrazione dal Venezuela. Un'elezione che potrebbe ridisegnare gli equilibri dell’America Latina
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Pasolini, Atreju e l’equivoco del “conservatore” Il dibattito acceso sul palco di Atreju attorno a “Pasolini e Mishima: poeti fuori dagli schemi” dice molto meno su Pier Paolo Pasolini di quanto dica sul nostro presente. Ancora una volta, il poeta friulano viene evocato come figura da ricollocare: non più icona della sinistra, ma intellettuale irregolare, “libero”, addirittura, secondo alcuni, conservatore.
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