Dopo la svolta annunciata da Magyar, l’Ungheria torna sulla decisione di Orbán che riguarda anche Netanyahu L'Ungheria cambia rotta rispetto al governo di Viktor Orbán: tra le misure annunciate dal primo ministro in pectore, Peter Magyar, c'è la marcia indietro sulla decisione di uscire dalla Corte penale internazionale. Orbán aveva avviato l'iter di uscita dopo il mandato d'arresto spiccato dall'Aia per crimini di guerra…
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Poche ore dopo la vittoria elettorale, il nuovo primo ministro ungherese, Peter Magyar, ha annunciato interventi mirati per cambiare volto all’Ungheria. Sembra essere di parola. Il successore di Victor Orbán ha anticipato di voler dimenticare quanto prima l’esperienza di chi strizzava l’occhio a Putin e di chi ogni giorno picconava l’Unione europea. Come buttarsi alle spalle Orbán e l’«orbanismo»? Semplice.
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Il primo ministro ungherese designato, Peter Magyar, ha dichiarato che l'Ungheria dovrà arrestare il premier israeliano Benjamin Netanyahu qualora entrasse nel territorio ungherese mentre è ricercato dalla Corte penale internazionale. Su Netanyahu pende un mandato di arresto dal novembre 2024 per presunti crimini di guerra e crimini contro l'umanità. Gli Stati membri della Cpi sono in linea di principio obbligati a eseguire tali mandati.
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Il premier ungherese Magyar: Se Netanyahu venisse nel paese sarebbe arrestato 21 aprile 2026 Il primo ministro eletto dell'Ungheria, Peter Magyar, ha affermato che impedirà il ritiro di Budapest dalla Corte penale internazionale. Ciò significa che le persone ricercate da tale organismo verrebbero arrestate qualora entrassero nel Paese. Fra queste ci sarebbe quindi anche il premier israeliano, Benjamin Netanyahu
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Lunedì 20 aprile 2026 In collaborazione con Il Sole 24 ore riceviamo e pubblichiamo il link della seguente news. Opinione ringrazia l’editore per la partnership multimediale. /// Il futuro premier conta di chiudere un accordo con Bruxelles entro il 20 di maggio per sbloccare 18 miliardi di fondi europei Link alla notizia
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L’Ungheria di Magyar chiude agli immigrati da Giugno? Un po’ troppi “Vorrei, dovrei, potrei” Cominciano ad arrivare in redazione articoli e condivisioni per cui l’Ungheria di Magyar chiude agli immigrati da Giugno, abolendo i permessi di lavoro per la manodopera extra-UE dal primo del mese. Un antico proverbio scozzese però recita “If wishes were horses…
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Comprendiamo la rabbia di Péter Magyar. Quando l’informazione pubblica viene piegata per anni a strumento di propaganda, la reazione è inevitabile. Ma proprio per questo, oggi serve lucidità politica: la sospensione dei notiziari della televisione pubblica può essere solo temporanea, strettamente limitata al tempo necessario per varare una riforma seria e credibile del sistema dei …
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La sconfitta elettorale di Viktor Orbán in Ungheria e il declino di Donald Trump che ha impelagato l’America in un’altra apparente “endless war” segnano la fine del nazional-populismo o populismo nazionalista nel mondo occidentale? I progressisti possono esultare perché la liberal-democrazia (più liberal che democrazia) torna ad essere la soluzione universale, e siamo di nuovo alla «fine della Storia», come scriveva quarant’anni fa Francis Fukuyama? Non ne sono convinti molti commentatori internazionali.
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/ --: Per Von der Leyen e i suoi accoliti neanche il tempo di stappare lo champagne e servire tartine per celebrare la fine dell’Orbanismo in Ungheria. A pochi giorni dalla vittoria elettorale, Péter Magyar sta chiarendo con crescente nettezza la sua postura su temi internazionali (soprattutto sui fenomeni migratori tanto cari a Bruxelles) mandando in frantumi la narrazione secondo cui la nuova leadership ungherese sarebbe un docile alleato completamente allineato all’Unione…
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Roma, 18 apr. – Il regime orbaniano è crollato e questa è una cosa buona. Ma, più che inebriarsi della caduta del “Viktator”, bisognerebbe chiedersi perché per 16 anni è stato al potere e perché sostanzialmente nel paese – che fino al 2010 era stato governato anche dai socialisti – esista ormai solo la destra.Perché la responsabilità è a Budapest, in parte. Ma in buona parte è anche a Bruxelles (e nelle altre capitali europee che hanno assecondato le politiche di austerità della Commissione in…
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Beh, lo confessiamo. Sì, noi eravamo fra quei sinceri democratici, idealmente stretti stretti tra Elly Schlein e la redazione di La7, che quando abbiamo visto in diretta tv Viktor Orbán ammettere la sconfitta alle elezioni in Ungheria e passare il testimone a Péter Magyar così giovane, così bello, così ariano con quel taglio di capelli da ufficiale delle SS-Verfügungstruppe beh, abbiamo urlato commossi: «Sono immagini meravigliose, sono immagini emozionanti.
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Con un’affluenza record pari al 78% degli aventi diritto, gli ungheresi nella scorsa domenica sono tornati alle urne e hanno deciso: dopo 16 anni, e non poche critiche, si chiude l’era di Viktor Orbán. A vincere, con percentuali definite “bulgare” e oltre i due terzi dei seggi in Parlamento, è Peter Magyar, alla guida del Partito del Rispetto e della Libertà, che ha già annunciato cambiamenti drastici.
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