“Domani abbiamo un’informativa di Nordio e Piantedosi su quella vicenda riprovevole del rimpatrio del criminale libico con un aereo di Stato. Abbiamo due indagati, ma ne manca un terzo. E questo è inaccettabile. Noi abbiamo già chiesto la settimana scorsa che fosse la Premier a intervenire. E lo diciamo oggi più che mai. Qui, o ha detto una bugia in Senato il ministro Piantedosi, o l’ha detta Meloni nel video che ha fatto oggi".
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Approfondimenti:
GIORGIA MELONI INDAGATA PER IL RIMPATRIO DI ALMASRI: “NON SONO RICATTABILE E NON MI FACCIO INTIMIDIRE”. POI EVOCA IL COMPLOTTO DELLE SINISTRE E DELLA CORTE PENALE. AVVISI DI GARANZIA ANCHE PER MANTOVANO, NORDIO E PIANTEDOSI. Giorgia Meloni è indagata per favoreggiamento e peculato in relazione alla vicenda del rimpatrio in Libia di Almasri, su cui pende il mandato di arresto della Corte penale internazionale dell’Aia.
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Nicola Fratoianni, commenta le parole della ministra Santanchè: "Ha qualcosa in mano? Cosa c'entra La Russa? C'è qualcosa che le consente di fregarsene?". E il dem Furfaro: "Meloni doveva accompagnarla alla porta giorni fa".
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Nella sua video rubrica, «Palomar», Antonio Polito evidenzia una contraddizione tra una recente dichiarazione di Daniela Santanchè e uno dei postulati fondamentali della riforma del premierato tanto voluta dal governo e dalla premier Giorgia Meloni in testa: «Con quella riforma costituzionale non sarebbe lei a decidere se può fare al tempo stessa la ministra e l’imputata, ma Meloni». Il potere di revoca dei ministri distingue un presidente del…
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La ministra costretta a smentire le ricostruzioni di alcune sue dichiarazioni: "Non ho mai detto chi se ne frega del partito". Ma non fa precisazioni sull'altra frase: "Valutare l'impatto delle inchieste sul mio lavoro? Magari lo valuto io!"
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"I giornali possono scrivere quello che vogliono, anche quelli che non c'erano quando parlavo, ma non scrivere quello che non ho detto. Quanto letto oggi su alcuni quotidiani nazionali mi lascia basita. Ricostruzioni fantasiose di mie dichiarazioni che non hanno niente a che fare con me. È evidente che il pregiudizio di certa stampa non si ferma davanti a niente pur di creare una notizia alle spese della sottoscritta.
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«Quello che avevo da dire l’ho già detto». Eppure qualche sassolino alla fine se lo toglie, Daniela Santanchè, in una pausa sigaretta con vista sul Mar Rosso, le casse che sparano Andrea Bocelli e Ana Mena. Occhialoni da sole, cintura texana e cappellino della Marina: la titolare del Turismo stringe mani al Villaggio Italia, allestito lungo la banchina dello Yacht club di Gedda. Come va ministra? «Bene, benissimo», risponde a chiunque…
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«Un pezzo del partito mi vuole fuori? Chissenefrega! Pazienza. Ho pochi amici, ma ho sempre contato solo su me stessa». Daniela Santanchè ha l’aria provata, ma quando accetta questa conversazione pronuncia parole da guerriera, non ci sta a restare nel tritacarne, non ci sta a sentirsi dire, anche dalla premier, che le tocca fare una riflessione sull’opportunità di conciliare indagine penale e lavoro del ministro del Turismo.
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