La frontiera tra Pakistan e Afghanistan torna a infiammarsi e segna il passaggio da una crisi episodica a uno scontro strutturale destinato a durare. Con la fine della tregua legata al Ramadan, Islamabad ha riavviato le operazioni militari, trasformando il confine in un teatro permanente di pressione e chiarendo di voler imporre con la forza una nuova strategia di sicurezza. Per il Pakistan, la questione afghana non è più un problema di instabilità locale ma una minaccia diretta.
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Il confine tra Pakistan e Afghanistan, al valico di Torkham, ha riaperto temporaneamente per consentire il rientro dei rifugiati afghani. I primi gruppi hanno superato la frontiera su autobus scortati dalla polizia, mentre ai lati delle strade attendono i camion carichi dei beni personali delle famiglie.
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Mentre l’Occidente guarda fuori dalla porta, tra Afghanistan e Pakistan si consuma la più grave crisi dal ritorno al potere dei talebani, il 15 agosto 2021. Secondo stime accreditate, nelle prime tre settimane di scontri più di mille persone sono morte e 100mila sfollate; le autorità afghane hanno denunciato 400 vittime solo a Kabul nell’ultima settimana. Un’apparente crisi di confine vecchia di due secoli può, in realtà, ridisegnare…
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Roma, 23 mar. – E’ la guerra di cui si parla meno, eppure su di essa vertono una serie di interessi geopolitici ed economici di enorme portata. Il conflitto tra Afghanistan e Pakistan non può più essere letto soltanto come una crisi di frontiera o come l’ennesimo capitolo della guerra di Islamabad contro il Tehreek-e-Taliban Pakistan, cioè il movimento dei talebani pachistani. Nelle ultime settimane è diventato anche uno dei punti in cui si riflette la competizione strategica tra India e Cina
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