Vi racconto il girotondo stralunato su Meloni e referendum Otre all’odio c’è dell’ignoranza nella campagna politica e mediatica contro Giorgia Meloni, accusata ora di “furbizia”, nel migliore dei casi, e di “vergogna”, nel peggiore, per avere annunciato che domenica o lunedì prossimo si presenterà alla sua sezione elettorale per non ritirare, con la visibilità del suo ruolo, le schede dei referendum abrogativi su lavoro e cittadinanza.
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L’8 e il 9 giugno gli italiani sono chiamati a votare per un referendum su cinque quesiti abrogativi sui temi del lavoro e della cittadinanza. Ma il vero banco di prova non sarà il contenuto delle schede, bensì l’affluenza alle urne: solo se parteciperà oltre il 50% degli aventi diritto – un quorum raramente raggiunto – i referendum avranno efficacia. Un test che rischia di trasformarsi in una vittoria del non-voto organizzato.
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Va bene che è domenica e magari si dorme più del solito, ma se siete sensibili al sacrosanto dovere della partecipazione, dovreste svegliarvi come al solito per andare al seggio entro le 11 del mattino come si raccomanda da varie parti. Perchè mai? Perché a quell'ora verrà effettuato un solo rilevamento dell'affluenza e se la percentuale di votanti si aggirasse intorno al 20, il quorum sarà dato per spacciato col rischio che i seggi rimangano tristemente vuoti.
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Ultimo appello del Comitato per il no e astensione consapevole nella sede di Roma. “Sono referendum completamente inutili che costano allo stato 300 milioni di euro”, afferma Mario Ricci, vice coordinatore nazionale del Comitato. Per il Comitato il quorum per la validità del referendum del 50% degli elettori più uno non è un cavillo tecnico, ma un presidio di garanzia previsto dalla Costituzione. (nel servizio le interviste a Mario Ricci, vice coordinatore nazionale Comitato per il no e astensione…
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"Secondo la Meloni, questi referendum sono una cosa interna alla sinistra. Come erroneamente ritiene che il decreto sicurezza sia una questione esclusivamente della destra. Io ritengo assolutamente che non sia così, anzi: sottolineo come sia molto grave esortare a non andare al voto, soprattutto se lo fa un presidente del Consiglio, insieme alla presidenza del senato che è la seconda carica dello Stato".
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Finalmente il confronto sui referendum entra nel vivo, lasciando ai margini le furbizie degli astensionisti ormai funamboliche (la premier su tutti). Più si discute nel merito dei quesiti, più si coglie come non è affatto vero che si tratta di questioni troppo tecniche, fuori dalla portata del comune elettore. Disorienta di più chi invece cavalca altri argomenti a favore del no: anacronistico continuare a parlare di articolo 18 e tutele contro i licenziamenti; è una costosa faida interna alla sinistra; inutile abolire il contratto a…
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"I referendum di domenica e lunedì voluti dalla sinistra? Strumenti ideologici e propagandistici, usati più per dinamiche interne al campo avversario che per risolvere problemi reali dei cittadini". Non ha dubbi Francesco Sassone, consigliere regionale di Fratelli d’Italia, che definisce le scelte di non ritirare le schede (copyright della premier Giorgia Meloni) o di non andare alle urne "legittime, visto che la possibilità di astenersi è prevista dalla Costituzione…
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Oggi Geopop, un ottimo canale di divulgazione scientifica, ha pubblicato un video per spiegare ai suoi tanti follower che astenersi ai Referendum potrebbe provocare il "paradosso" di favorire la vittoria del "Sì" e che dunque è meglio andare a votare per rappresentare al meglio il volere del popolo. Falso. O meglio: non è del tutto vero, c'è il trucco. Perché la matematica non sarà un'opinione ma se la applichi senza calarla nella realtà rischi di prendere un bidone.
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Domenica 8 e lunedì 9 giugno si vota per il Referendum su lavoro e cittadinanza. Cosa faranno i consiglieri regionali del Molise è quello che abbiamo chiesto a ciascuno di loro e le risposte, almeno quelle arrivate, confermano ciò che in fondo è evidente da settimane: questa consultazione referendaria è stata molto politicizzata trasformandosi, anche nella nostra regione, in una contrapposizione tra…
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Si è chiusa la campagna del Comitato per il No e l'astensione consapevole. “Noi chiediamo dice ai nostri elettori di astenersi consapevolmente o di votare no” dice Mario Ricci, vicecoordinatore nazionale del Comitato per il No e l'astensione consapevole. Temi complessi che non si possono semplificare in un referendum spiega Claudio Armeni, coordinatore nazionale del Comitato per il No e l'astensione consapevole: “Sono quesiti degni di attenzione e vanno migliorati, ma lo strumento…
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Chi ha studiato un po’ di storia, o semplicemente “c’è passato” per anagrafe, se li ricorda bene, i grandi referendum italiani. Ebbene: quelli di domani e dopo, diciamolo subito, grandi non sono. E quest’uso improprio di uno strumento strategico ed “estremo” della democrazia, è di per sé una sconfitta della politica. Il “progenitore” di tutti i referendum fu quello per scegliere tra monarchia e Repubblica, forse funestato dai brogli – non lo si saprà mai – ma per lo meno chiarissimo negli intenti e…
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I numeri del referendum: il quorum e il confronto con la tornata del 2011. Cresce il voto all’estero
I referendari vanno in giro con le carte delle proiezioni in mano: ultimi giorni, ultimi conteggi prima che si aprano le urne domenica 8 e lunedì 9 giugno. Quali saranno i numeri dei referendum? Non è aria di vittoria, eppure… Ad aggrapparsi a un dato storico positivo è Youtrend di Lorenzo Pregliasco che rilegge i referendum su acqua, nucleare, legittimo impedimento. È trascorsa una era geologica…
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Si avvicina il referendum dell’8 e 9 giugno e si intensifica il dibattito. Abbiamo intervistato Ferruccio Baravelli, ex sindacalista CISL, che invita a non andare a votare, definendo i quesiti referendari poco chiari e fuorvianti. Secondo Baravelli, il referendum è un esercizio politico che non risponde alle reali esigenze dei cittadini e rischia di essere strumentalizzato da alcuni gruppi politici.
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C’è una scena, ormai divenuta classica, che si ripete puntuale ogni volta che la politica italiana si trova davanti a un bivio cruciale: quando in gioco ci sono i loro stipendi, le loro immunità, le loro pensioni dorate, i nostri parlamentari diventano improvvisamente un corpo unico, coeso e compatto come una falange macedone.Tutti insieme appassionatamente, pronti a votare all’unanimità in nome di un superiore interesse nazionale, che – guarda caso – coincide sempre con il loro.
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Domenica 8 e Lunedì 9 giugno 2025 i cittadini italiani aventi diritto al voto sono chiamati a partecipare a 5 referendum abrogativi, cioè quei referendum che permettono di eliminare in parte o del tutto delle leggi. I referendum in questione riguardano il lavoro e l’ottenimento della cittadinanza italiana. Nell’ultimo periodo, chi è contrario al referendum sta facendo campagna per l’astensione, invitando i cittadini a non andare a votare.
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Caro Avvenire, “Decidiamo democraticamente”. Tutti avremo più volte sentito questa frase. Sapendo anche bene quello che sarebbe seguito: una presentazione delle proposte e successiva votazione con la vittoria di quella più gettonata. Tutti convinti di aver agito democraticamente. Sbagliando invece tutti, almeno a mio avviso. Perché la democrazia non consiste solo in una messa ai voti e l’imposizione della volontà della maggioranza sulla minoranza.
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Le leggi le fa il Parlamento. La loro approvazione avviene a maggioranza. Perché sia approvata, una legge deve essere votata da almeno il 50% degli eletti, ovvero da coloro che corrispondono ad almeno il 50% dell’elettorato. Gli elettori possono dissentire da una decisione del Parlamento recente o remota che essa sia? Certo che possono dissentire. Il referendum è lo strumento principale che gli elettori hanno a disposizione per abrogare o correggere gli atti legislativi del Parlamento.
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Un quesito sulla cittadinanza, quattro quesiti sul lavoro. Ma c’è un sesto referendum che reclama il nostro voto, benché non sia stampato sulla scheda. È il referendum sul referendum, sulla sopravvivenza di questo strumento di democrazia diretta. Dopo trenta consultazioni andate a vuoto, stavolta c’è proprio il rischio di celebrarne i funerali. Sicché, al di là del merito dei quesiti, sussiste …
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