Giorgia Meloni ha così commentato il risultato referendario: “Gli italiani hanno deciso. E noi rispettiamo questa decisione. Andremo avanti, come abbiamo sempre fatto, con responsabilità, determinazione e rispetto verso il popolo italiano e verso l’Italia. La sovranità appartiene al popolo e gli italiani oggi si sono espressi con chiarezza”. Quelli italiani, così, hanno confermato l’unione delle carriere tra magistrature inquirente e giudicate voluta dal regime fascista nel 1941
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La descrivono furiosa, fuori controllo. Ieri Giorgia Meloni avrebbe perso la pazienza più volte, arrivando a gridare che lei non può pagare per tutti, che ognuno deve assumersi le proprie responsabilità. Ce l’aveva con ministri e sottosegretari che non hanno mai accettato di fare un passo indietro, che pure lei privatamente aveva fatto capire di gradire. Niente da fare: nonostante…
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Il Referendum perso. Il film di Mario Monicelli. La supercazzola con scappellamento a destra. La sinistra che asseconda la conservazione negando – e negandosi – il progresso. Perchè Giorgia Meloni è al secondo tempo della sua personale vicenda con il popolo italiano Dimmi con chi vai e ti dirò chi sei. La vicenda tricolore della destra italiana ricorda questo vecchio adagio popolare. Arrivata al governo del Paese, senza una vera classe dirigente, paga lo scotto di un consenso non accompagnato dal progetto.
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Il risultato del referendum sulla Giustizia invia un messaggio molto chiaro all’opposizione di centrosinistra: Giorgia Meloni è battibile, la maggioranza degli italiani è contro di lei ed è scontenta di questo governo, ma il percorso per costruire un’alternativa in grado di vincere le elezioni e governare è ancora tutto da decidere e l’offerta politica che c’è oggi è ampiamente insufficiente. Basta guardare i numeri e fare un po’ di conti.
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Da Roma La botta è di quelle che si fanno sentire. Non tanto per la vittoria del "no", visto che a Palazzo Chigi erano consapevoli da settimane del fatto che la partita fosse aperta. Quanto per i numeri e una prima analisi del voto che preoccupa anche in vista delle politiche del 2027. Con un'affluenza del 58,9%, infatti, la forbice tra i "sì" e i "no" è di due milioni di voti, un dato questo sì inatteso.
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Brava Giorgia Meloni che, almeno a parer mio, questa riforma non l'ha mai entusiasmata, ma dopo averci messo la faccia l'ha difesa fino in fondo e si è assunta in prima persona gli effetti della sconfitta. Ma la verità è che di giustizia nemmeno la sinistra ha mai avuto gran voglia di parlare. Guardiamo i fatti: di riforma abbiamo discusso mezz'ora al massimo dopo gli exit poll. Poi i giudici cantavano Bella Ciao e magari festeggeranno con un paio di arresti di primo mattino.
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La vittoria del No al referendum era l’esito previsto da quasi tutti i sondaggi. Ciò che nessuno aveva previsto, però, era il modo in cui si sarebbe determinata. Gli osservatori ritenevano che una partecipazione più alta potesse favorire il Sì. È accaduto invece l’opposto: l’affluenza ha amplificato la portata politica della consultazione. Le conseguenze saranno pesanti. La più rilevante, nel medio periodo, è che questo risultato rende impossibile ogni nuovo tentativo di riforma costituzionale e, verosimilmente, anche di altre…
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La vittoria del No al referendum è la vittoria della Costituzione del 1948: lo dicono i sondaggi post voto. Secondo Youtrend, Il 61% dei quasi 14 milioni e mezzo di elettori che hanno votato No lo hanno fatto per difendere la Carta che la riforma avrebbe stravolto. Soltanto il 31% di loro ha espresso un voto contro il governo Meloni. Il 54% degli interpellati ha risposto che Meloni deve continuare a governare.
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Intervista a Matteo Renzi per «Il Foglio» del 24-03-2026 di Ginevra Leganza Roma. "Non è semplicemente una sconfitta: è una batosta, inattesa per dimensioni e per portata". Una batosta più o meno forte della sua, nel 2016? Lei, al posto di Meloni, cosa farebbe? "Fossi in lei prenderei qualche giorno per riflettere". E poi si dimetterebbe? "Meloni non ha voglia di dimettersi e andare a elezioni ora.
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«Resta il rammarico per un’occasione persa di modernizzare l’Italia» dice Giorgia Meloni nel messaggio affidato ai social dopo aver incassato la sconfitta sul referendum sulla giustizia. Ma quel che tace è l’amarezza per una campagna elettorale contrassegnata da scivoloni e errori, che quasi si fa fatica a metterli in fila, tanto da costringerla a scendere in campo, a metterci la faccia per evitare la sconfitta.
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Per Giorgia Meloni e il centrodestra si è verificato lo scenario peggiore: la vittoria netta del “no” con una partecipazione sufficientemente ampia da legittimare il risultato e interrogare profondamente il Governo. Il primo interrogativo riguarda il merito non solo della riforma appena bocciata, ma dell’intero pacchetto di riforme della maggioranza, specchio della visione di società espressa dal centrodestra in questa legislatura: interventi polarizzanti, condotti con un…
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È maturata con Giorgia Meloni che è scesa in campo, politicizzando il voto. Si è manifestata, non a caso, con un’affluenza record quasi a livello, appunto, da elezioni politiche. E lo scarto, consistente pur non essendo una slavina (come ai tempi di Matteo Renzi), è comunque superiore alle peggiori previsioni che giravano nel governo. Che si era preparato a uno scenario di partecipazione più bass…
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