Io sono milanese, per me il Corriere della Sera c’è sempre stato. Sono figlio di un giornalista, per me i quotidiani erano una lettura quotidiana e casalinga. Sono un ex ragazzo degli anni della contestazione, per me i giornali erano tanto, per capire, per discutere, per rimorchiare. Ed era sempre una festa quando ne spuntavano fuori di nuovi, dal Manifesto al Giornale fino a Repubblica. Ma soprattutto, odi et amo, per noi c’era il Corriere.
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Sembra strano che un imprenditore pragmatico che produce acciaio possa provare grandi emozioni nel ricordo di straordinari momenti carichi di intensità morale e sociale. Il Corriere, la sua culturale autorevolezza e la terza pagina erano per me appuntamenti attesi e attenti alla riflessione. Il pensiero che mi dominava era che tutto quello che gravava intorno alla Rizzoli o che si diceva contro il Corriere non era nulla rispetto ai valori culturali e formativi che per decenni…
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Sono nato e cresciuto a Milano e per me il Corriere della Sera è sempre stato, come si suol dire, «il giornale che trovi a casa». Le sue pagine e le sue firme, spesso storiche, mi hanno accompagnato fin da ragazzino attraverso gli eventi più importanti che hanno caratterizzato la storia del Paese e gli avvenimenti internazionali: ricordo la paura e lo smarrimento nel leggere la cronaca dell’attentato in Piazza Fontana, i racconti dei giorni drammatici del sequestro Moro: le ipotesi…
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Affascinata dalla notte della Liberazione, ho capito che al Corriere è importante la voce delle donne. Fare gli auguri al Corriere della Sera è come fare gli auguri a tutti noi perché i 150 anni di questo giornale sono 150 anni di storia comune, appartengono a chi il giornale lo ha fatto e lo fa e a chi il giornale lo ha letto e lo legge. A chi gli si è rivolto per capire il presente, decodificare il passato, immaginare il futuro.
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Il quotidiano più autorevole e liberale d’Italia, che per decenni ha rappresentato un volto emblematico di questo meraviglioso e antico Paese europeo, celebra il suo 150° anniversario. Un’età considerevole, quasi «biblica», persino per un’istituzione come un giornale. Il Corriere appartiene a quel ristretto club di quotidiani europei che, come Le Monde in Francia, El País in Spagna, il New York Times negli Stati Uniti, la FAZ e la Süddeutsche Zeitung in Germania, costituiscono una cerchia…
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Anche oggi, giovedì 5 marzo 2026, torna l’appuntamento quotidiano con Il Quiz. Per l'occasione dei 150 anni del Corriere è tutto dedicato alla storia del giornale... con tante curiosità. Clicca qui per mettere alla prova le tue conoscenze sui temi proposti. Qui sotto l'esempio di una delle domande di oggi. Perché venne scelta proprio la data del 5 marzo 1876 per l’uscita del primo numero, innescando una forte polemica con gli altri quotidiani…
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Anche nel campo dei dentelli postali, il Corriere della Sera è il quotidiano dei primati. Il solo ad essere trasformato per ben due volte in francobollo ed in entrambe le occasioni tenuto a battesimo da un unico direttore: Luciano Fontana. Definito «eccellenza del patrimonio culturale» dal ministero delle Imprese e del Made in Italy, che a nome del Governo si occupa anche dell’emissione dei francobolli della Repubblica, in coincidenza con il suo 150° anniversario…
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Un docufilm che racconta un secolo e mezzo di storia. 150 di Corriere della Sera. Il racconto dell’Italia ripercorre le tappe storiche di questi ultimi anni a partire dal 5 marzo 1876, quando uscì la prima copia del giornale allora guidato dal suo fondatore, Eugenio Torelli Viollier. Ex garibaldino e apprendista giornalista nella Parigi di Alexandre Dumas, era convinto che anche l’Italia unita avesse bisogno di un…
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Gli strilloni. Ci pensate? Una nuvola di ragazzi sotto la Galleria, nel cuore di Milano. Berretto in testa, pantaloni corti, la gioia di vivere (e di urlare): «Corriere della Sera!». Benvenuto, neonato: 5 marzo 1876, la domenica sta finendo, un’aria da belle époque, un giornale che promette «fatti» e «chiarezza», una rivoluzione garbata. Il fondatore (e garibaldino) Eugenio Torelli Viollier arriva da Napoli e ama Parigi, ha fatto l’assistente di Alexandre Dumas così…
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