Statue di Hafez Assad scaraventate a terra e fatte a pezzi da dimostranti. Motociclisti che – prima ancora dell’arrivo delle forze ribelli – attraversano le città sventolando la ‘Bandiera della Rivoluzione’. Militari che in mezzo alla strada gettano la divisa e indossano abiti borghesi. Mentre appare imminente la spallata definitiva a Damasco da parte delle forze jihadiste guidate da Hayat Tahrir a-Sham (Hts) la Siria di Bashar Assad è già relegata alla Storia.
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La Siria si decompone in cantoni e il suo principale protettore, Vladimir Putin, va in Bielorussia per firmare un nuovo accordo. Una posizione di apparente distacco dalla crisi siriana rafforzata da indiscrezioni anonime di fonti russe affidate al sito Bloomberg: «Non possiamo fare di più fintanto che l’esercito di Assad abbandona le posizioni». Il messaggio, smentibile in qualsiasi istante, è chiaro.
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