«Quando sento parlare di scuole chiuse alle bambine, non penso a numeri o statistiche. Penso ai volti», commenta la giornalista e attivista afghana Rahel Saya. «Penso alle ragazze che avevano sogni semplici: diventare mediche, insegnanti, giornaliste, avvocati. Penso a quaderni rimasti a metà, a uniformi appese nell’armadio, a mattine in cui non c’è più un motivo per uscire di casa. Vietare l’istruzione non significa solo impedire di studiare, significa spezzare la fiducia nel futuro.
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C’è un filo rosso che oggi lega le 21 madri costituenti e le donne afghane: l’ostinata volontà di lottare per difendere i propri diritti e quelli di tutte le donne. Teresa Mattei, la più giovane delle prime 21 donne entrate in Parlamento, si è battuta affinché nell’articolo 3 della nostra Costituzione fosse garantita l’uguaglianza «di fatto»: oggi, per le donne afghane, è un diritto negato. Ciò nonostante, la loro libertà non si piega e, come le…
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Quando esce di casa per incontrare le sue pazienti, deve essere sempre accompagnata da un mahram: un uomo di famiglia che segua i suoi passi, un tutore che garantisca per lei, che badi a non farla parlare con estranei di sesso maschile. L’Afghanistan è una prigione a cielo aperto per le donne. E la mente può essere una prigione ancora più dolorosa di quella imposta dai taleban. Maryam Majidi ha 25 anni e nel Paese che teorizza e applica l’apartheid di genere e che ha…
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Dal ritorno dei talebani al potere, nell’agosto 2021, i diritti delle donne in Afghanistan sono stati progressivamente smantellati. Negli anni successivi sono stati negati alle donne l’accesso all’istruzione secondaria e universitaria, il diritto al lavoro nella maggior parte dei settori pubblici e privati, la libertà di movimento senza un accompagnatore maschile e la possibilità di partecipare alla vita pubblica.
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