Il monopolio delle multinazionali verso il commercio è partito quando in Italia hanno cambiato le regole del commercio dando seguito alla liberalizzazione. Come ben sapete io faccio l’ambulante, mio marito è ambulante, suo padre era ambulante e aveva anche un negozio, quindi il commercio lo abbiamo vissuto. Ma lo abbiamo visto morire in questi ultimi 30 anni. Nessuno lo ha difeso, tanto meno quei sindacati nati per difenderlo.
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Approfondimenti:
Che i consumi in questi ultimi anni si siano spostati sempre più in direzione degli shop online e dei centri commerciali è un fatto noto e tangibile. Sono in costante aumento i piccoli comuni che rimangono sguarniti di punti vendita di prodotti di prima necessità, come quelli che vengono venduti dal più classico degli alimentari di paese. Lo studio condotto da Confesercenti mette sotto i riflettori un problema sociale: tra il 2011 e il 2025 sono scomparsi ben 103mila (!) negozi.
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In 1.100 comuni in Italia non c’è l’alimentari. Oltre 500 non hanno neanche un minimarket. Marcia veloce la desertificazione del nostro Paese secondo i numeri di Confesercenti. Tra il 2011 e il 2025 sono scomparsi oltre 103mila negozi, ma la superficie commerciale complessiva è aumentata del +7,4%. Difatti, se da una parte i piccoli esercenti indipendenti chiudono, sopravvivono i punti vendita più grandi.
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Meno negozi, ma più grandi. Il retail fisico cambia pelle: tra il 2011 e il 2025 hanno chiuso i battenti oltre 103mila punti vendita, mentre la superficie commerciale complessiva è cresciuta del 7,4%. A spingere l’aumento è soprattutto l’ampliamento della dimensione media, salita da circa 117 a 144,5 metri quadrati, pari a un +23,8%. La fotografia arriva da un approfondimento di Confesercenti sulle superfici di vendita per classi dimensionali e racconta una ristrutturazione che premia il formato medio: arretrano botteghe e micro-negozi, ma…
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