Silvia, che ha denunciato per stupro il branco, si è ritrovata costretta a rispondere a 1.400 domande. Chi è la vera vittima? Scrittrice e storyteller. Scovo emozioni e le trasformo in storie. Lifestyle blogger e autrice di 365 giorni, tutti i giorni, per essere felice Fonte: iStock Il caso di Silvia e la vittimizzazione secondaria I processi si fanno in aula. Non in strada, non sui social, né tanto meno sui media.
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Un’altra udienza sofferta per la studentessa italo-norvegese che accusa Ciro Grillo e tre suoi amici di averla violentata la notte tra il 16 e il 17 luglio del 2019 nella villetta di Porto Cervo della famiglia Grillo. Un’audizione ancora protetta, con la presunta vittima separata dagli avvocati da un drappo nero. Le domande del difensore di Capitta, Mariano Mameli, hanno messo a dura prova la teste.
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Un’altra udienza sofferta per la ragazza che accusa Ciro Grillo e tre suoi amici genovesi, Vittorio Lauria, Edoardo Capitta e Francesco Corsiglia, di averla violentata la notte tra il 16 e il 17 luglio nella villa di Porto Cervo della famiglia Grillo dopo una serata in discoteca. Anche oggi, ultima udienza dedicata al controesame delle difese, la presunta vittima era separata dagli avvocati da un drappo nero.
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«Quando l’ha presa per i capelli ha usato una mano o tutte e due?». «I pantaloncini erano elasticizzati?». «Come hanno fatto a sfilarle gli slip e i pantaloni insieme?». Queste sono solo alcune delle 1.400 domande a cui ha dovuto rispondere Silvia, la ragazza che accusa Ciro Grillo, Edoardo Capitta, Francesco Corsiglia e Vittorio Lauria di stupro dopo la notte passata…
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