L’analisi Accordo vero o un conflitto infinito: se gli Usa rischiano di ripetere l’errore dell’Iraq Se non vengono risolti i nodi Hormuz e Libano si rischia una finta tregua come quella con Saddam Alessia Melcangi
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Lucio Caracciolo entra nel cuore della crisi e lo fa con parole che pesano come macigni. Il punto più esplosivo della sua analisi riguarda Donald Trump e l’ipotesi che, nel momento più teso dello scontro con l’Iran, il presidente americano abbia davvero pensato di chiudere la partita con l’arma più estrema. Secondo Caracciolo, quando Trump parlava della possibilità di “finire tutto in una notte”, il riferimento sarebbe…
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Probabilmente è esagerata la notizia circolante, ma assente sui principali mass media (giornali e tv), che oltre 30 generali si sono rifiutati di eseguire l’ordine di Trump di invadere l’Iran. È però certo che il ministro delle Guerra Pete Hegseth ne ha licenziati 12 e fatto dimettere il capo di Stato Maggiore della US Army, generale George Randy. I generali silurati hanno letto di sicuro il libro Labirinto Iran, e perciò sanno a cosa va incontro un’invasione di terra, a partire dal fatto che ci vuole un esercito invasore di due milioni di soldati, destinati…
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NEW YORK (ITALPRESS) – C’è voluto meno di un giorno perché Donald Trump passasse dalla minaccia apocalittica, “un’intera civiltà morirà stanotte”, alla tregua con l’Iran. Ma il problema non è la giravolta. Il problema è quello che ha lasciato dietro. Perché oggi, a Washington, Trump non è più solo divisivo. Comincia a essere percepito come tossico e pericoloso. La guerra con l’Iran ha accelerato tutto.
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C’è voluto meno di un giorno perché Donald Trump passasse dalla minaccia apocalittica, “un’intera civiltà morirà stanotte”, alla tregua con l’Iran. Ma il problema non è la giravolta. Il problema è quello che ha lasciato dietro. Perché oggi, a Washington, Trump non è più solo divisivo. Comincia a essere percepito come tossico e pericoloso. La guerra con l’Iran ha accelerato tutto. Decisa senza un vero coordinamento con gli alleati, condotta tra minacce estreme e improvvisi ripensamenti, ha prodotto l’effetto opposto a quello dichiarato: ha indebolito la…
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«Sono limitato solo dalla mia morale» aveva detto a gennaio Trump intervistato dal New York Times. Gli aveva fatto eco il suo vice di gabinetto Stephen Miller, che intervistato dalla CNN affermava: «Viviamo in un mondo in cui si può parlare quanto si vuole di etichetta internazionale e di regole, ma il mondo reale è governato dalla forza, dal potere e dalla capacità di imporli», e ancora: «Siamo una superpotenza e, sotto la presidenza Trump, ci comporteremo come una superpotenza».
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La scelta di Donald Trump di concordare un cessate il fuoco di due settimane con l’Iran, annunciata l’8 aprile 2026, si inserisce nel contesto di un’escalation militare che rischiava di sfuggire di mano. Un’escalation alla quale non erano estranei neppure gli spettri di un possibile ricorso al nucleare e con ripercussioni sui mercati, l’energia e l’economia che gli analisti hanno paragonato a quelli pandemici da Covid.
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All’annuncio del cessate il fuoco tra Stati Uniti e Iran, il mondo ha tirato un mezzo sospiro di sollievo. Visti i presupposti apocalittici, con tanto di countdown finale come in ogni film di spionaggio che si rispetti, abbiamo tutti pensato di aver scampato il peggio. Nessuna età della pietra. Nessuna guerra nucleare. Almeno per ora. È precisamente quel “per ora”, tuttavia, a dominare la scena a…
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Da tradizione negli Stati Uniti il partito del presidente in carica perde seggi alle elezioni di Midterm. Ma quest'anno il Grand old party potrebbe ricevere una batosta sonora e perdere la maggioranza sia alla Camera che al Senato, a causa del calo di consensi di Donald Trump dovuto alla sempre più impopolare guerra contro l'Iran. Nuvole grigie per i repubblicani su Capitol a Washington. Le scelte di Trump d'entrare in guerra contro l'Iran e il…
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È una fragile “finestra di opportunità” quella apertasi grazie al cessate il fuoco di due settimane negoziato da Iran e Stati Uniti. Subito testata dalle azioni dell’attore del conflitto, Israele, meno interessato a porre fine al conflitto. Ed è un’opportunità legata alla disponibilità degli altri due ad accettare dei compromessi che per il momento appaiono molto lontani, come evidenziano peraltro proposte negoziali non solamente distanti, ma nelle quali si fatica a…
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Min lettura Quando Donald Trump ha annunciato l’inizio delle operazioni di guerra contro l’Iran aveva parlato di “resa incondizionata” come unica possibilità della fine del conflitto. A un mese di distanza ha accettato un fragilissimo cessate il fuoco, che non gli concede nulla di quanto annunciato. Questo perché pressato da un’opinione pubblica contraria e da un rialzo generale dei prezzi negli Stati Uniti, dovuta alla chiusura dello Stretto di Hormuz, un braccio di mare libero in cui prima della guerra passavano 135 petroliere al giorno e…
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“Riportare l’Iran all’età della pietra” non è una frase coniata da Donald Trump ma una citazione, che ha un significato militare tanto esplicito quanto drammatico. Quello che il presidente stava per scatenare contro la Repubblica Islamica è uno schema brutale che già nel passato si è dimostrato inutile: solo la tregua last minute, fragile e frettolosa, ha impedito di metterlo in atto. A inventare…
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Sinossi Dal 1945 in poi, gli Stati Uniti sono stati il punto di riferimento politico ed economico della vecchia Europa - l\'Europa «con le sue lucine e i taxi neri», come cantava Giorgio Gaber - oltre che il motore di un mondo occidentale costruito su certezze, assetti, cultura e identità. Il presidente Donald Trump, noncurante della storia e persino delle più basilari convenzioni istituzionali, ha sovvertito le regole democratiche, cancellato diritti…
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Nella ridda dei commenti che hanno accompagnato l’annuncio della tregua di due settimane tra Usa e Iran (di Israele diremo), è forse mancata la consapevolezza che nelle guerre contemporanee è sempre difficile applicare i tradizionali concetti di vittoria e sconfitta. Chi vince, oggi, in Ucraina? Chi vinse in Siria, dove Assad prima ebbe la meglio e poi crollò miseramente? E in Iraq? In Afghanistan? La stessa prudenza dovrebbe essere oggi applicata al caso dell’Iran.
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Nella puntata di Otto e mezzo, il programma condotto da Lilli Gruber, il direttore di Limes, Lucio Caracciolo, offre una lettura netta dello scenario internazionale, segnato da un rapido deterioramento delle prospettive di tregua. Secondo Caracciolo, le speranze di un cessate il fuoco sono svanite in poche ore, principalmente per decisione israeliana. Una scelta che, nella sua analisi, si pone in contrasto con un presunto accordo…
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Nella puntata di Otto e mezzo, il programma condotto da Lilli Gruber, il direttore di Limes, Lucio Caracciolo, offre una lettura netta e controversa degli equilibri internazionali. Secondo Caracciolo, il potere decisionale degli Stati Uniti non sarebbe completamente autonomo, ma influenzato da Israele e, in particolare, dalla leadership di Benjamin Netanyahu. Una prospettiva che mette in discussione la dinamica dei rapporti tra alleati e il reale centro di comando…
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La situazione degli Stati Uniti è disperata di Lucio Caracciolo - 09/04/2026 Fonte: Il Fatto Quotidiano C’è una crisi del sistema anche sull’atomica: tutto in mano al comandante in capo Lucio Caracciolo, direttore di Limes, crede poco che la tregua annunciata da Trump possa reggere anche perché i segnali di guerra che giungono dall’area sono evidenti. Intervista a cura di Salvatore Cannavò Perché non crede alla tregua? Perché in questo momento Israele comanda in modo assoluto e totalitario.
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L'eliminazione di figure apicali all'interno della leadership iraniana e il drastico indebolimento di vertici militari da sempre ostili agli Stati Uniti hanno rappresentato un punto di svolta per la presidenza di Donald Trump. Questa mossa ha dimostrato la capacità di colpire con precisione il cuore operativo del regime iraniano, incidendo profondamente sulla sua struttura di comando e riducendone le capacità operative, nonché inviando un inequivocabile segnale di deterrenza agli altri attori che destabilizzano l'area mediorientale.
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È stato prorogato ancora uno degli ultimatum del 47simo Presidente degli Stati Uniti d’America, Donald Trump. Fu annunciato come il proposito di distruggere la antica civiltà dell’Iran, qualora il regime che regge quella nazione non avesse accolto le condizioni di resa. L’insegnamento che più trattengo da Mario Albertini, filosofo della politica nell’Università degli Studî di Pavia ed a guida del Movimento Federalista Europeo negli anni Settanta ed inizio Ottanta dello scorso secolo, è di constatare come le civiltà di tutte le nazioni non…
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La buona notizia è che ci sarà una tregua di due settimane. Ammesso che tenga. Per il resto, i negoziati non sono ancora iniziarti e già le due parti rivendicano la vittoria. La base di partenza per trattare, però, è basata sulle richieste iraniane, con Teheran che, se i bombardamenti dovessero riprendere, avrebbe sempre a disposizione la potente arma dello Stretto di Hormuz. Il presidente Trump è in una situazione molto più delicata.
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Il cessate il fuoco in Iran non rappresenta una vittoria per le forze della pace. Ma è una sconfitta del militarismo trumpista. Per fermarlo davvero bisogna impedire che segua ancora Israele Nonostante al momento sia durata solo sei settimane, la guerra di Donald Trump contro l’Iran si stava configurando come la peggiore decisione di politica estera del ventunesimo secolo, già di per sé ricco di decisioni disastrose: un fallimento crescente sotto quasi ogni punto di vista, per quasi tutti i soggetti coinvolti, e dovremmo essere tutti sollevati che…
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