Seconda giornata in Angola per il Papa. In mattinata si trasferisce dalla capitale Luanda alla città satellite Kilamba, a circa 30 chilometri, per la messa che celebrerà alle 10 (ora locale, 11 in Italia). La città è stata realizzata in pochi anni da imprese cinesi che hanno molti investimenti nel Paese. Alle 15.45 Leone in elicottero si trasferirà a Muxima dove arriverà dopo circa mezz'ora per poi recarsi al santuario di Mama Muxima dove presiederà la recita del rosario.
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Il Papa lancia un forte messaggio ai politici dell'Angola che "può crescere molto, se prima di tutto voi, che nel Paese avete autorità, crederete alla multiformità della sua ricchezza. Non abbiate timore del dissenso - invita il Pontefice -, non spegnete le visioni dei giovani e i sogni degli anziani, sappiate gestire i conflitti trasformandoli in percorsi di rinnovamento. Anteponete il bene comune a quello di parte, non confondendo mai la vostra parte col tutto.
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Città del Vaticano L'Angola è un "mosaico coloratissimo" e in quanto tale va preservato da tutti i tentativi predatori che ne minano un armonico sviluppo improntato a giustizia e fratellanza. È il cuore del messaggio che il Papa, approdato oggi dal Camerun in questa regione dell'Africa australe che visiterà fino a lunedì 20 aprile, consegna parlando - dopo la visita di cortesia al Presidente della Repubblica, João Manuel Gonçalves Lourenço -, a circa 400 persone…
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Leone XIV chiede alle nuove generazioni dell’Angola di eliminare gli ostacoli allo sviluppo umano integrale, di intraprendere la via lunga del bene comune con coraggio, anche di fronte alle eventuali ostilità che si possono incontrare, di ricostruire superando la logica dello sfruttamento della ricchezza che ha colpito il Paese.
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«Non è affatto mio interesse discutere con Donald Trump», afferma Leone XIV sul volo che dal Camerun all'Angola. «Il Papa non sta al gioco del presidente americano- spiega l’arcivescovo Michele Pennisi, storico promotore del dialogo ecumenico-. Trump non è pazzo, persegue una spregiudicata strategia di attacco comunicativo costante per mascherare i fallimenti della propria escalation bellica e per restare sempre al centro della scena mediatica internazionale.
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