Da qualunque parte la si guardi, il vertice dei BRICS, che si è tenuto a Kazan, in Russia, negli ultimi tre giorni, ha rappresentato un punto di svolta negli equilibri mondiali, in attesa del voto americano e con il presidente russo, Vladimir Putin che, a distanza, ha già strizzato l’occhio a Donald Trump. L’acronimo che identifica il club delle economie emergenti, coniato dall’economista della Goldman Sachs, Jim O’Neill nel 2001, inizia ad andare stretto.
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Il progetto dei Brics (le nazioni del terzo mondo capeggiate da Cina, Russia, India, Brasile e Sud Africa, più un nugolo di altre nazioni convinte che stia passando lo scuolabus gratuito) è quello di scalzare l’egemonia del dollaro. Ma come? Potrebbe essere una teoria sbagliata – e qualche collega potrebbe farmelo gentilmente notare – ma spesso i fenomeni dell’economia della massaia e quelli delle grandi multinazionali obbediscono alle stesse regole.
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