Il commento del governatore al +35,1% lucano fatto registrare negli ultimi 15 anni “Grazie ai risultati conseguiti dal settore estrattivo in Val d’Agri e nella Valle del Sauro, la Basilicata, con il +35,1 per cento, fa registrare negli ultimi 15 anni la crescita del valore aggiunto dell’industria più importante in Italia. Grazie all’estrattivo siamo cresciuti più di Lombardia, Emilia-Romagna, Friuli-Venezia Giulia, Trentino-Alto Adige e Veneto, conquistando un vantaggio economico che diventa patrimonio del nostro…
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Il 13 gennaio l’Ufficio Studi della CGIA di Mestre ha pubblicato un testo che fa il punto sull’industria italiana dalla crisi del 2007 a oggi. La sintesi è che il nostro paese, tra accelerazioni e deboli riprese, ha vissuta una vera e propria caduta libera del settore secondario. Il complesso delle attività manifatturiere – in questo caso vengono comprese quelle estrattive e le utilities, ma sono escluse le costruzioni – rappresenta il 21% del PIL nazionale.
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“Grazie ai risultati conseguiti dal settore estrattivo in Val d’Agri e nella Valle del Sauro, la Basilicata, con il +35,1 per cento, fa registrare negli ultimi 15 anni la crescita del valore aggiunto dell’industria più importante in Italia. Grazie all’estrattivo siamo cresciuti più di Lombardia, Emilia-Romagna, Friuli-Venezia Giulia, Trentino-Alto Adige e Veneto, conquistando un vantaggio economico che diventa patrimonio del nostro territorio”.
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In quindici anni l'industria italiana ha subito un crollo. Tra il 2007 e il 2022, infatti, il valore aggiunto reale (al netto dell'inflazione) dell'attività manifatturiera del Paese è sceso dell'8,4%. Unica eccezione nel panorama nazionale il Nordest, che ha registrato una crescita del 5,9%. Male il Mezzogiorno, con un calo del 27%. A fare il punto l'Ufficio studi della Cgia di Mestre, che presenta, tra l'altro, la classifica provinciale, che vede la Ciociaria perdere quattro posizioni e piazzarsi al…
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Dalla fine della seconda guerra mondiale a oggi, gli ultimi 15 sono stati gli anni più difficili per la gran parte dei Paesi occidentali. Per quanto concerne l’Italia, ad esempio, la grande recessione del 2008-2009, la crisi dei debiti sovrani del 2012-2013, la pandemia del 2020-2021 e l’invasione dell’Ucraina da parte della Russia avvenuta nel 2022 hanno profondamente cambiato il volto della nostra economia
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BOLZANO. Negli ultimi quindici anni l'industria italiana è crollata. Ha retto soltanto il Nord Est. E in classifica il Trentino Alto Adige sta al secondo posto assoluto: +15,9%. Ma è soprattutto a Bolzano che è stata crescita boom: +55,1%. A dirlo è l'ufficio studi della Cgia di Mestre. Pil industriale giù dell'8,4% Sebbene la nostra industria in senso stretto contribuisca al Pil nazionale "solo" per il 21 per cento, tra il 2007 e il…
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Negli ultimi quindici anni l’industria italiana è crollata, ma non nella nostra provincia: dal 2007 ha guadagnato cinque posizioni in classifica con un incremento del valore aggiunto pari al 33,8%. Ora siamo quindi nella parte alta della graduatoria: al 28° posto nazionale e molto prima di province vicine come Lodi (posizione 55) e Piacenza (posizione 45). A dirlo è l’Ufficio studi della Cgia di Mestre, che ha analizzato la situazione produttiva-industriale anche dal punto di vista settoriale.
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La Tuscia è all’89° posto nazionale nel 2021 per il valore aggiunto dell’industria in senso stretto. Il dato, elaborato dalla Cgia di Mestre su dati Istat, risente di un crollo generale, con specifiche eccezioni, della produzione industriale italiana che, tra il 2007 ed il 2022, è scesa in media dell’8,4%. E’ un livello che, se si eccettua la Spagna (-8,9%) è il più alto in Europa con la Germania addirittura in territorio positivo con un ottimo +16,4%.
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ROMA (ITALPRESS) – Sebbene l’industria contribuisca al Pil nazionale per il 21 per cento, tra il 2007 e il 2022 il valore aggiunto reale dell’attività manifatturiera italiana è sceso dell’8,4 per cento, in Francia del 4 per cento, mentre in Germania la variazione è stata positiva e pari al +16 per cento. A dirlo è l’Ufficio studi della CGIA. Il comparto che nell’industria italiana ha subito la contrazione negativa del valore aggiunto più pesante in questi ultimi 15 anni è stato il coke e la…
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Negli ultimi 15 anni crollo italiano ma non lucano: a trainare l’economia regionale il comparto estrattivo L’ industria nazionale in senso stretto contribuisce al Prodotto interno lordo (Pil) per il 21% e tra il 2007 e il 2022 il valore aggiunto reale dell’attività manifatturiera italiana «è sceso dell’8,4%», in Francia del 4,4%, mentre in Germania la variazione è stata positiva e addirittura pari al +16,4%: tra i principali Paesi europei, solo la Spagna, con il – 8,9%, «ha registrato un risultato…
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La crisi morde, anche nella produzione industriale. Il Veneto si salva, ma la provincia di Belluno cresce meno delle altre provincie venete, eccezion fatta per Rovigo. Guadagna però posizioni, rispetto alle altre: più tre dal 2007 a oggi piazzandosi al 52esimo posto in Italia per crescita. È quella che fa meglio in Veneto dopo Padova che ne guadagna 4. È quanto emerge dall'elaborazione dell'Ufficio Studi Cgia su dati Istat…
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CAMPOBASSO – In Molise tra il 2007 e il 2022 il valore aggiunto reale dell’industria è calato del 29,2 per cento, passando dai 1.180 milioni di euro a 835 (-345 milioni). E’ quanto emerge da un report dell’Ufficio studi della Cgia su dati Istat. A risentire il peso maggiore nel periodo preso in esame (2007-2021), sono state le industrie della provincia di Isernia (-25,6 per cento), -10,5 per cento per quelle di Campobasso.
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Il valore aggiunto reale dell’attività manifatturiera italiana è sceso dell’8,4 per cento. Nel contempo in Francia è sceso del 4,4 per cento, mentre in Germania la variazione è stata positiva e addirittura pari al +16,4 per cento. Tra i principali Paesi europei, solo la Spagna, con il -8,9 per cento, ha registrato un risultato peggiore del nostro. A dirlo è l’Ufficio studi della CGIA. Ricordiamo che dalla fine della seconda guerra mondiale a oggi, gli ultimi 15 sono stati gli anni più difficili per…
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Una ricerca della Cgia di Mestre certifica il declino dell'industria italiana. Negli ultimi 15 anni si sono registrati cali generalizzati, ad eccezione di un'unica isola felice: il Nordest, che invece è cresciuto del +5,9%. La crisi dell'industria italiana negli ultimi 15 anni Nel periodo 2007-2022 in Europa c'è solo una nazione che ha sperimentato una situazione peggiore dell'Italia: la Spagna, in cui il valore aggiunto reale dell'attività manifatturiera è sceso del -8,9%.
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L'industria italiana perde competitività, solo il Nordest tiene il passo delle aree più avanzate. Secondo l'ufficio studi della Cgia di Mestre dal 2007 al 2022 il valore aggiunto reale (al netto dell'inflazione) dell'attività manifatturiera italiana è sceso dell'8,4%, contro il - 4,4% della Francia e addirittura il +16,4% della Germania: «Tra i principali Paesi europei, solo la Spagna, con il - 8,9%, ha registrato un risultato peggiore del nostro», avverte la Cgia.
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In Molise tra il 2007 e il 2022, dunque in 15 anni, il valore aggiunto reale dell'industria è calato drasticamente di oltre il 29%. E' quanto emerge da un report dell'ufficio studi della CGIA di Mestre su dati Istat. Il calo, in realtà, è stato generalizzato, ma è particolarmente crollato al Sud mentre ha tenuto solo nel Nord-Est. Il calo medio in Italia è stato dell'8,4%, ma se nel Nord-Est la…
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«Tra il 2007 e il 2022 il valore aggiunto reale (ossia al netto dell'inflazione) dell’attività manifatturiera italiana è sceso dell’8,4 per cento (in Francia del 4,4), mentre in Germania la variazione è stata positiva: +16,4 per cento. Tra i principali paesi europei, solo la Spagna, con il -8,9 per cento, ha registrato un risultato peggiore del nostro». Lo rileva l’Ufficio studi della Cgia. Negli stessi 15 anni presi in esame, scendendo nel dettaglio…
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Sebbene il settore manifatturiero veneto contribuisca al nostro Pil regionale “solo” per il 29 per cento , tra il 2007 e il 2022 il valore aggiunto reale della nostra industria è aumentato del 3,1 per cento. Tra tutte le regioni presenti in Italia solo la Basilicata (+35,1 per cento), il Trentino Alto Adige (+15,9 per cento) e l’Emila Romagna (+10,1 per cento) vantano dei risultati migliori dei nostri.
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In senso stretto - nel Centro Italia perde oltre 14 punti, ma in Umbria le cose purtroppo vanno anche peggio: tra il 2007 e il 2022 il valore aggiunto reale dell’attività manifatturiera regionale è sceso infatti del 28,3 per cento, A dirlo è l’Ufficio studi della Cgia di Mestre, secondo cui negli ultimi quindici anni si è passati da 5,641 miliardi a 4,045 nel Cuore Verde, con una perdita di valore aggiunto di quasi un miliardo e seicento…
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Sebbene la nostra industria in senso stretto contribuisca al Pil nazionale “solo” per il 21 per cento, tra il 2007 e il 2022 il valore aggiunto reale dell’attività manifatturiera italiana è sceso dell’8,4 per cento, in Francia del 4,4 per cento, mentre in Germania la variazione è stata positiva e addirittura pari al +16,4 per cento. Tra i principali Paesi europei, solo la Spagna, con il -8,9 per cento, ha registrato un risultato peggiore del nostro.
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Preoccupante il crollo dell’industria manifatturiera in corso da 15 anni. Fa eccezione il Nordest che tiene a differenza di tutto il resto del paese. Questi i dati della Cgia di Mestre. L’industria contribuisce al Pil dell’Italia per il 21%. In 15 anni il valore aggiunto del manifatturiero è sceso dell’8,4%, in Francia del 4,4 %. In Germania è aumentato del 16,4%. Tra i principali Paesi europei, solo la Spagna, con il -8,9 %, ha registrato un risultato peggiore.
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