Tra nuovi tagli dei tassi, tensioni geopolitiche e una sfiducia verso gli asset tradizionali, la corsa ai beni rifugio si è trasformata in un rally storico. Il protagonista indiscusso del 2025 è stato l’oro, che giorno dopo giorno polverizza record che sembravano irraggiungibili. I futures con consegna a febbraio hanno toccato ieri quota 4.583,20 dollari l’oncia, un livello che porta il guadagno dall’inizio dell'anno a superare il 72%.
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Non è andata altrettanto bene per l'oro nero. Il West Texas Intermediate (Wti) nella seduta di venerdì 26 dicembre ha ceduto il 2,76% a 56,74 dollari (44,78 franchi) al barile e il Brent del Mare del Nord il 2,57% a 60,64 dollari (47,86 franchi). Nel primo caso il calo da inizio anno il calo è pari al 20,89% e nel secondo è del 18,76%. Secondo gli analisti il prezzo del greggio sconta l'avvio dei nuovi dei colloqui di pace sull'Ucraina, che potrebbero portare a una riapertura dei mercati globali al petrolio russo.
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Il 2025 si chiude come l’anno d’oro per i metalli preziosi. L’oro ha registrato un’impennata storica, passando dai 3.812 dollari l’oncia del 30 settembre ai 4.514 dollari della seduta di Santo Stefano, segnando un rialzo annuale del 72,84%. Ancora più eclatante l’andamento dell’argento, salito fino a 75,63 dollari l’oncia, con un guadagno complessivo del 158,5% dall’inizio dell’anno. Diversa la situazione per il petrolio
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Mentre la corsa dell’oro continua a non fermarsi, Wall Street ha chiuso la seduta dell’ultimo giorno della settimana piatta con l’S&P 500 che invece ha terminato gli ultimi cinque giorni in rialzo dell’1% grazie al sostegno di Nvidia e del settore dell'intelligenza artificiale e alla presa di profitti degli investitori in vista della fine dell’anno. L’oro ha toccato ieri un nuovo massimo storico a 4.556 dollari l’oncia, mentre l’argento ha superato i 75 dollari.
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Anche se non è ufficiale, il sistema monetario internazionale è tornato al Gold Standard. Solo così si spiega la corsa rialzista dell’oro del 2025, culminata con un finale di anno all’insegna di nuovi record storici al di sopra dei 4.500 dollari l’oncia. E sebbene l’oro non sia stata, in termini percentuali, la commodity più performante dell’anno (platino, argento e palladio hanno fatto meglio), è stata di gran lunga la più significativa.
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La povertà energetica, che oggi in Italia coinvolge 2 milioni e 400 mila famiglie, è diventata un fenomeno strutturale, capace di incidere in modo profondo e silenzioso sulla vita quotidiana di milioni di persone. Tra i soggetti più esposti ci sono i bambini, spesso invisibili nelle statistiche economiche ma centrali nelle conseguenze sociali di questo disagio. Secondo i recenti dati dell’Osservatorio Italiano sulla Povertà Energetica (OIPE), nel 2024 il fenomeno ha raggiunto il massimo storico, interessando…
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