Dopo la scena muta che ha fatto Maurizio Landini, scappato di fronte all’inviato di Quarta Repubblica che gli chiedeva conto del dipendente Cgil licenziato dal sindacato con il jobs act, oggi il segretario generale, travolto dalle polemiche, ha cercato di rimediare alla figuraccia fatta di fronte alle telecamere, inviando un comunicato stampa. Ma la pezza è peggio del buco, e molto offensiva nei confronti del lavoratore licenziato, e di tutti gli altri.
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Una lunga esperienza professionale nella Cgil, prima portavoce storico di Sergio Cofferati e poi, una volta rientrato nel sindacato, di Susanna Camusso e, per un periodo più breve, di Maurizio Landini . «Assunto nel 1983 come addetto stampa socialista nella Cgil piemontese guidata da Fausto Bertinotti » e, dopo quarant’anni, licenziato «per giustificato motivo oggettivo». Decisione che è stata impugnata dal diretto interessato, Massimo Gibelli , che ha raccontato la sua vicenda…
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Quello del portavoce è «un lusso che non possiamo permetterci» dice il segretario della Cgil Maurizio Landini, dopo le polemiche scoppiate per il licenziamento di Massimo Gibelli, che aveva raccontato il suo caso all’Huffington post. Storico portavoce del sindacato, Gibelli aveva lavorato per Sergio Cofferati e Susanna Camusso, finché con Landini è finita la sua esperienza con un «licenziamento per giustificato motivo…
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Qualche tempo fa, in un fortunato pamphlet dal titolo “Perché siamo antipatici”, Luca Ricolfi analizzava, ravvisando in esso un elemento di crisi nel rapporto col popolo, certo complesso di superiorità della sinistra, fatto di linguaggio di chi la sa lunga, di indignazione da politicamente corretto, di perdurante postura moralisteggiante. Molto severo, ma coglieva degli elementi di verità. Se possibile, la vicenda che vede come protagonista Maurizio Landini e…
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