Bombardamenti, missili e contrattacchi. Non solo conseguenze dirette su edifici e strutture militari e strategiche. L’imponente operazione militare lanciata da Israele contro l’Iran potrebbe mettere dura prova la tenuta del regime degli ayatollah. A tremare è proprio la cima della piramide, Ali Khamenei, che in un colpo solo ha assistito alla decapitazione della sua leadership militare, mentre le bombe del nemico piovevano sui siti nucleari del Paese.
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Parla con la voce ruvida di chi non può più permettersi sfumature: bolla il raid israeliano come "legittima difesa" e chiede all'Occidente di scegliere, una volta per tutte, da che parte stare. O con la democrazia dello Stato ebraico o con il regime dell'Iran. Ashkan Rostami è un dissidente iraniano rifugiato in Italia dal 2015: ha lasciato Teheran per sfuggire alle grinfie di un regime che considera "ideologico, apocalittico…
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“Il regime iraniano va rovesciato. Ma non con le armi, con la logica. Il momento è drammatico e non si può infiammare ancora di più un mondo che sta già bruciando. È da vigliacchi”. Ramin Bahrami, pianista di fama internazionale, straordinario interprete e studioso di Johann Sebastian Bach, si definisce “figlio di Persia” e “tedesco…
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"Vivo questa nuova guerra come tanti connazionali, la considero l'unica soluzione per liberarci dal regime". Approva l'attacco di Israele Ramtin Ghazavi, il più famoso tenore iraniano, l'unico ad aver mai lavorato alla Scala di Milano, che da oltre 20 anni ha lasciato il suo paese che "è il più ricco del mondo con la popolazione più povera del mondo". "Seguo questi bombardamenti - ha detto - come un parente stretto di una persona…
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Mentre centinaia di missili iraniani colpivano Tel Aviv, Yasmine Etemad-Amini, moglie del pretendente al trono di Persia, Reza Pahlavi, ha continuato a sostenere apertamente l’attacco israeliano contro Teheran. Dalla strage di Hamas del 7 ottobre Reza Pahlavi, figlio dell'ultimo Scià iraniano Mohammad Reza Pahlavi, rovesciato nella rivoluzione del 1979, e sua moglie Yasmine continuano con più forza a diffondere messaggi pro Israele
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Artisti, scrittori, registi, in Iran come all'estero, sperano oggi più che mai nella caduta del regime degli Ayatollah. Protestano da anni per le continue violazioni dei diritti umani nel Paese. Hanno condannato la repressione brutale, violenta contro i manifestanti durante la rivolta «Donna, Vita, Libertà». Giovani impavidi hanno detto a gran voce basta alla paura. Adesso il quadro è cambiato ancora.
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«Il mio cuore sanguina per il nostro popolo, non per un regime fondato sul sangue». Non piangono certo la morte dei pasdaran, gli oppositori del regime di Teheran. In molti casi fanno silenziosamente il tifo per Israele, comunque sono pronti a fare la loro parte, per la spallata definitiva al regime oppressivo degli ayatollah. È un passaggio drammatico per le sorti del loro Paese. E i dissidenti, gli esponenti della vasta e articolata diaspora iraniana, lo vivono con lucida speranza.
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MILANO "Vivo questa nuova guerra come tanti connazionali, la considero l'unica soluzione per liberarci dal regime". Approva l'attacco di Israele Ramtin Ghazavi, il più famoso tenore iraniano, l'unico ad aver mai lavorato alla Scala di Milano, che da oltre 20 anni ha lasciato il suo paese che "è il più ricco del mondo con la popolazione più povera del mondo". "Seguo questi bombardamenti - spiega all'ANSA - come un parente stretto di una persona gravemente ammalata che stanno mandando…
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Un ladruncolo di quartiere si lamentava del perché dopo ogni furto cercavano lui e perquisivano la sua dimora, peccato che sempre lì trovavano la refurtiva. La Repubblica nella sua Newsletter quindicinale di Francesco De Leo ricalcava ancora una volta le calunnie contro l’organizzazione principale della Resistenza iraniana, i Mojahedin del popolo. Evidentemente non bastava più offrire la narrazione di De Leo sulla teocrazia iraniana, facendola passare come quasi democratica.
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E adesso Israele, dopo l'Iran, ha attaccato pure lo Yemen. Come sempre, con il pieno e incondizionato sostegno dell'Europa e dell'Occidente, anzi dell'uccidente liberal-atlantista, che ancora una volta fanno uso del bipensiero orwelliano: il teorema secondo cui l'aggressore ha sempre torto ed aggredito sempre ragione, utilizzato ad nauseam contro la Russia di Putin, viene ora ribaltato in riferimento a Israele, l'aggressore che sempre deve per definizione avere…
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Un drammatico fallimento. Proprio quando erano riprese le trattative tra gli Stati Uniti e l'Iran, Israele decide di scatenare l'attacco devastante che aveva preparato da anni. Anzi, da decenni, se ascoltiamo le parole di Benjamin Netanyahu. Infatti, è dal 1996 che il premier israeliano ammonisce che Teheran è "vicina" alla bomba nucleare, e quindi che occorre passare all'azione militare per fermarla.
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Mentre tutto l'occidente, anzi l'uccidente, si schiera saldamente dalla parte di Israele e della sua sporca guerra contro l'Iran, la Cina di Xi Jinping si conferma una volta di più una delle pochissime voci lucide e credibili sullo scacchiere internazionale: la Cina infatti ha preso apertamente la parte dell'Iran e si è detta preoccupata per questo infame attacco procurato da Israele e dal criminale di guerra Netanyahu.
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