«Il mio ritratto di Andy Warhol a Leo». Un testamento anzi due, meticolosi, precisi eppure tra le righe dell’elenco freddo di tappeti, animali esotici, immobili e quadri si legge l’impeto di un cuore attento e appassionato che non ha lasciato nulla al caso, addirittura stabilendo la possibilità di usufruire dei soggiorni nelle sue case sparse per il mondo come pure delle piscine e del mega yacht Main.
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Preciso, pragmatico, quasi chirurgico là dove stabilisce quante settimane un erede può passare sullo yacht, come sono distribuite le ville, chi ha il diritto di voto o a chi vanno, nome per nome, le (ricche) suppellettili di casa. I due testamenti di Giorgio Armani non lasciano nulla al caso. E innanzitutto indicano la strada della futura Giorgio Armani Spa, il gruppo della moda che lui aveva fondato, cresciuto e difeso all’insegna del «non avrai nessun azionista…
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Giorgio Armani ha vergato di suo pugno il testamento, chiedendo innanzitutto continuità dei principi fondamentali che hanno guidato la sua impresa terrena. Tra questi "la gestione delle attività in modo etico, con integrità morale e di correttezza"; "la ricerca di uno stile essenziale, moderno, elegante e non ostentato"; "l'attenzione all'innovazione, eccellenza, qualità e ricercatezza di prodotto".
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