Tentano attivamente l’inganno, si impegnano in sofisticati ragionamenti sulle intenzioni dell’avversario e adattano le proprie strategie sulla base dell’esperienza. Soprattutto, scelgono sempre l’uso dell’atomica. No, non si tratta di qualche autocrate o tiranno in giro per il mondo, ma di tre intelligenze artificiali – ChatGpt, Claude e Gemini – messe a decidere in contesti di conflitto in una simulazione realizzata dal King’s College di Londra
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Min lettura Il tuo browser non supporta l’audio. Era il 1983 e nel cult War Games di John Badham ci veniva raccontato il pericolo di una intelligenza artificiale con il controllo dell’arsenale nucleare americano. Non è più un monito confinato al mondo della fantascienza. L'ingresso dell'Intelligenza Artificiale nelle gerarchie decisionali militari e sui campi di battaglia è una realtà concreta, documentata e, per molti versi, terrificante.
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L’AI va in guerra (c’era già, ma qualcosa è cambiato?) di Carola Frediani da Guerre di Rete – newsletter di notizie cyber È impressionante, ma non inaspettata, la velocità con cui siamo passati a parlare di intelligenza artificiale intesa come il tuo copilota personale o lavorativo che toglierà di mezzo un sacco di compiti noiosi, a intelligenza artificiale intesa come tecnologia che facilita un bombardamento.
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