Orrore inimmaginabile a Gaza, i missili hanno provocato un strage: secondo le stime Unicef, sarebbero oltre 50 mila i bambini uccisi. È orrore a Gaza, con la guerra che non si riesce ad arrestare. I missili continuano a piovere in tutta la regione, e la popolazione è davvero stremata. Il territorio ridotto in macerie, i rifornimenti di viveri e medicinali faticano ad arrivare, e quei pochi che riescono a entrare vengono saccheggiati.
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Sembra orribile accostare queste due parole, antisemitismo e Gaza, ma è questa l’operazione mediatica proposta dall’attuale governo israeliano guidato da Benjamin Netanyahu, che accusa de facto di antisemitismo il presidente della Francia, Emmanuel Macron, il primo ministro canadese Mark Carney e il primo ministro britannico Keir Starmer, dopo la richiesta di questi ultimi di porre fine al blocco degli aiuti umanitari a Gaza, imposto da Israele negli ultimi due mesi.
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“Ho voluto scrivere questo libro per lanciare un allarme. Perché la dottrina di Gaza non rimarrà a Gaza”. Il libro di cui parla Rula Jebreal s’intitola ‘Genocidio, quello che rimane di noi nell’era neo-imperiale’. Intervistata a 60 Minuti, la giornalista e scrittrice ha spiegato come, secondo lei, palestinese con cittadinanza israeliana, nella Striscia di Gaza sia “cambiato il modo in cui guardiamo a quanto sta accadendo, con l’indifferenza dell’Occidente democratico.
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E adesso sembra che, sia pure tardivamente, in molti stiano finalmente aprendo gli occhi su ciò che tragicamente sta accadendo a Gaza ormai da troppo tempo. Gli stessi che finora avevano difeso a oltranza le politiche imperialistiche, genocidarie e sanguinarie di Netanyahu. Gli stessi che, anzi, avevano celebrato Netanyahu come amico dell’Occidente, come un responsabile democratico in un’area abitata da terroristi e nemici della democrazia.
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Ci sono date che si imprimono nella memoria collettiva per la potenza sconcertante e crudele di alcuni fatti e delle loro immagini di violenza e brutalità. La mattina del 7 ottobre 2023 quasi tutto il mondo, con qualche eccezione, ascoltava sgomento le notizie che filtravano dall’orrendo attacco di Hamas a Israele, considerato da tutti una fortezza militare inviolabile. Ferma condanna internazion…
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Non potrà durare a lungo così. Le operazioni militari israeliane a Gaza, riprese dopo la rottura della tregua, hanno superato ogni limite. Da ultimo, sconvolge le coscienze di tutti la notizia della strage dei nove figli della pediatra palestinese, uccisi a casa loro da una bomba israeliana. L’assedio alla Striscia e le enormi perdite di vite umane tra i civili palestinesi generano disorientamento e rabbia anche in Israele, non solo tra le file dell’opposizione.
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Il fatto che la coscienza europea si stia finalmente risvegliando rispetto a quanto sta accadendo a Gaza mi pare incoraggiante. Certo, il rischio è che sia ormai troppo tardi e che sia già stato oltrepassato il limite dell’imperdonabile. Del resto, la responsabilità dell’Occidente sta tutta nell’imbarazzo con cui dovremmo rispondere a questa domanda: se fosse stato un paese arabo a reagire come ha fatto Israele in questi mesi, il cosiddetto occidente l’avrebbe mai permesso? Ormai è probabile che solo il…
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Di Davide Cucciati La crisi alimentare a Gaza non è dipesa dalla quantità totale di cibo entrato bensì dalla sua distribuzione effettiva. Hamas si comporta come ogni regime autoritario in tempi di guerra: non distribuisce gli aiuti, li seleziona, li dirige, li usa. Lo fa mentre contratta con attori regionali e internazionali mantenendo un ruolo ambiguo e sfuggente. Secondo la FAO (Food and Agriculture Organization delle Nazioni Unite), il fabbisogno energetico minimo giornaliero per un adulto necessario alla sopravvivenza si attesta intorno alle…
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A differenza della guerra in Ucraina, dove permane un barlume di politica e quindi di diplomazia, in Medio Oriente lo spartiacque passa ormai soltanto tra umanità e disumanità. Questo è il criterio estremo, anzi l’ultimo, con cui possiamo guardare ciò che accade a Gaza, e prendere posizione. Siamo infatti davanti al massacro di una popolazione civile, insistito, programmato, strategico, che propr…
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Il crimine non è solo nei palazzi del potere, ma anche nelle nostre coscienze anestetizzate. L’indifferenza non è l’assenza di empatia: è la sua monetizzazione Viviamo in un’epoca in cui la sofferenza è spettacolo, e lo spettacolo genera profitto. Gaza brucia sotto gli occhi delle telecamere dei telefonini e dei droni e le immagini rimbalzano sui social, eppure l’inazione domina la scena geopolitica.
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Tel Aviv – Islam Times. La guerra in corso a Gaza, ormai prossima al secondo anno, ha profondamente trasformato il panorama politico e sociale di “Israele”. Ciò che inizialmente aveva raccolto un ampio sostegno come giustificata risposta alle operazioni di Hamas del 7 ottobre 2023 si è poi evoluto in un conflitto prolungato, sempre più considerato un peso strategico, morale e diplomatico. Con il protrarsi della guerra, sta emergendo un notevole cambiamento all’interno della società…
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Ciò che accade in Israele e Palestina è l’emersione di una destra che non si vergogna più della propria barbarie di Lucio Aquilina Non si tratta più solo di una guerra: ciò che accade in Israele e Palestina rappresenta la trasformazione ideologica di uno Stato democratico, l’emersione di una destra che non si vergogna più della propria barbarie e il silenzio complice delle destre europee. La narrazione dominante riduce il conflitto a una…
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Sull’orrore e i massacri di cui l’Idf e le bande armate dei coloni si sono resi responsabili a Gaza e in Cisgiordania non c’è più molto da aggiungere a quanto è quotidianamente sotto gli occhi di tutti. Neanche i più stretti alleati di Israele, come la Germania, riescono più a giustificare una conduzione della guerra come quella praticata dal governo Netanyahu e dai suoi generali, né ravvisare più alcuna relazione proporzionata alla sanguinosa aggressione subita il 7 ottobre.
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Vittime dell’antisemitismo in Svizzera: “Non ci si deve nascondere” Lo scrittore zurighese Thomas Meyer è tra coloro he affrontano apertamente il tema dell'antisemitismo in Svizzera. Keystone / Ennio Leanza Molti ebrei svizzeri non vogliono parlare pubblicamente di antisemitismo, per paura di essere insultati, minacciati o attaccati. Altri invece rompono il silenzio e denunciano l'odio dilagante nei confronti della comunità e delle singole persone.
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