Il malcontento delle maestranze Volkswagen è logicamente molto elevato. E lo ha testimoniato la riunione delle stesse, cui ha preso parte anche l’amministratore delegato del gruppo, Oliver Blume, venendo letteralmente subissato di fischi quando ha confermato le bellicose intenzioni dell’azienda di Wolfsburg. Se da un lato va apprezzato il fatto che il numero uno abbia deciso di metterci la faccia, dall’altro occorre sottolineare che la reazione dei lavoratori sembra del tutto…
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Dopo lo sciopero di lunedì scorso, è in programma oggi a Wolfsburg una importante assemblea aziendale per affrontare la crisi di Volkswagen. Il ceo Oliver Blume prenderà la parola davanti ai dipendenti ed è attesa anche la visita del ministro del Lavoro socialdemocratico Hubertus Heil. Il clima, nel quartier generale del colosso dell'auto tedesca, resta molto teso: il management per ora insiste sui piani di risanamento che prevedono la chiusura di almeno tre fabbriche nella Repubblica…
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L'amministratore delegato del Gruppo Volkswagen, Oliver Blume, ha difeso oggi l'intensificazione del programma di tagli al personale presso la sede dell'azienda nella città di Wolfsburg. «La situazione attuale è grave», ha detto Blume alla riunione del personale a porte chiuse presso lo stabilimento principale della più grande casa automobilistica europea. «Ecco perché sono necessarie misure urgenti per garantire il futuro della Volkswagen», ha aggiunto.
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I numeri. Per la precisione, sono stati 98.650 i dipendenti (66 mila durante i turni diurni e i restanti nel corso di quelli notturni) che hanno incrociato le braccia. Si tratta di oltre l'80% dei circa 120 mila interessati dall'attuale e infruttuoso ciclo di negoziati per il rinnovo del contratto di lavoro: "I primi scioperi di avvertimento sono stati un segnale assolutamente deciso da parte dei lavoratori contro i piani del consiglio di gestione della Volkswagen", spiega il capo negoziatore dell'IG Metall, Thorsten Gröger, da…
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Il manifesto del 3 dicembre 2024 Stop alla produzione in tutto il paese, si fermano 66mila operai. In Germania il primo sciopero «di avvertimento» alla Volkswagen è un successo: no ai licenziamenti ma anche più salario. Una lezione per tutta l’Europa alle prese con la crisi dell’auto. A cominciare dall’Italia
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