La folla si raduna in coda a un valico di frontiera tra Siria e Turchia a Hatay un giorno dopo che il presidente Bashar al-Assad e' fuggito dalla Siria mentre i ribelli guidati dagli islamisti hanno invaso Damasco. Il governo di Assad e' caduto 11 giorni dopo che i ribelli hanno iniziato un'avanzata a sorpresa, piu' di 13 anni dopo che la repressione delle proteste antigovernative da parte di Assad ha innescato la guerra civile in Siria, che era diventata in gran parte dormiente fino alla spinta dei…
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Un ritratto di Bashar al-Assad strappato a Damasco, la capitale della Siria appena conquistata dai ribelli jihadisti, 8 dicembre 204 (foto Ansa) Sul sito della Bbc Sebastian Usher scrive: «The speed with which the status quo in Syria – however unresolved and unsatisfactory – has been turned on its head in recent days has been extraordinary». La Bbc sottolinea la sorprendente velocità con la quale è stato abbattuto lo status quo in Siria.
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Guardando alle conseguenze della caduta di Assad e della rapidissima conquista di Damasco da parte delle milizie jihadiste filo-turche (e non solo filo-turche), è evidente che a trarne vantaggio saranno soprattutto Israele, Turchia, Stati Uniti e le petromonarchie del Golfo. Le organizzazioni curde continuano a oscillare tra alleanze spregiudicate nella speranza – o illusione – di guadagnare qualcosa di più di quello che stanno perdendo.
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Quello che sta succedendo in Siria, che dal 2011 vive in un contesto di conflitto e instabilità partito con la rivoluzione contro il presidente Bashar al Assad, in queste ore è senza precedenti. Si sta verificando quello che negli ultimi dieci anni era sembrato impossibile, ovvero l'avanzata dei gruppi di ribelli dal Nord, dove sono più forti, verso Sud e il palazzo del potere a Damasco, la capitale del Paese.
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Leggere il Medioriente al contrario. Potremmo chiamarlo così questo sport, ormai in voga in Italia, praticato da una miriade di giocatori. Le regole sono semplici: invertire buoni e cattivi; avere doppi standard e, possibilmente, tacciare quelli che non la pensano come te di essere buonisti o, ancora peggio, parte del “famoso complotto” – come lo definirebbe la Iena Gaston Zama. Prendiamo ad esempio Matteo Renzi
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