di Marcello Beraldi – L’operazione «Leone Ruggente» non è che l’ultimo atto di una strategia di annientamento che vede Tel Aviv e Washington unite nel ridisegnare con il sangue la geografia del XXI secolo. Dietro la retorica della sicurezza, si nasconde un piano di spartizione energetica e confessionale che rischia di trascinare il mondo intero nel baratro della stagflazione. Quello che i media mainstream si ostinano a definire come un “conflitto regionale” è in realtà una guerra costituente, un evento sismico…
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In Iran: «Nel 1978-79, c'era una leadership religiosa in grado di organizzare il popolo contro lo Scià. C'erano i sindacati. Oggi non ci sono più, il regime li ha ha schiacciati tutti. Non c'è una leadership che guidi la rivolta. Questo è un grosso problema». E il petrolio potrebbe offrire una scappatoia agli ayatollah: «Se riuscissero a resistere a lungo, ci sarebbe una crescente pressione su Donald Trump perché fermi la guerra a causa dell'aumento dei prezzi del petrolio, e questo è ciò che sperano a Teheran
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True Catello Maresca «Il referendum è una svolta epocale. Non roviniamolo con le liti politiche» Catello Maresca (Ansa) Catello Maresca magistrato, ex sostituto procuratore a Napoli: «Sarebbe un peccato perdere questa opportunità per calcoli di partito, condannando la giustizia ad altri decenni di agonia».Svolta epocale. Con il referendum siamo di fronte ad una svolta epocale per il nostro Paese, ad uno di quei momenti in cui si scrive la storia.
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Dalle guerre raccontate sul campo alla crisi globale: intervista alla giornalista che sa leggere il presente e che, nonostante tutto, resta ottimista Scrive da sempre, raccogli emozioni e le trasforma in storie. Ha collaborato con ogni tipo di giornale. Ha fatto l'inviata per tutte le reti nazionali. È la giornalista che sussurra alle pasticcerie e alla primavera. Quando si parla di giornalismo internazionale in Italia, il nome di Giovanna Botteri è uno di quelli che non hanno bisogno di presentazioni.
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"L'unico nemico buono è un nemico morto". È sul solco di questa strategia bellica che Stati Uniti e Israele si muovono dal 28 febbraio, giorno dell'avvio dell'attacco contro la Repubblica islamica dell'Iran. I raid continuano a martellare non solo siti militari, nucleari e strategici, ma soprattutto le figure chiave del regime, i simboli della dittatura e della repressione. È un modo per lanciare un segnale chiaro alla teocrazia, che va persino oltre le dichiarazioni esplicite: non ci sono e non ci saranno…
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A poco più di una settimana dall’attacco lanciato dagli Stati Uniti e da Israele contro la leadership in Iran, si inizia a misurare la portata delle conseguenze di un’ennesima crisi internazionale il cui avvio, a guardar bene, va fatto risalire a quel tragico 7 ottobre 2023, quando Hamas scatenò l’operazione Diluvio Al-Aqsa. 1.200 israeliani uccisi, tra popolazione civile e militari delle IDF, 250 ostaggi rapiti e soprattutto la reazione del governo Netanyahu che, in due anni di incessanti bombardamenti sulla Striscia di…
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Se il regime iraniano è così contestato internamente da anni, perché non cade? Questa domanda è legittima e ricorrente. A vera risposta è che lL’opposizione sociale, per quanto diffusa, non basta quasi mai a rovesciare un regime autoritario. Per un collasso, servono condizioni simultanee che in Iran oggi non sono tutte presenti. Un regime può essere impopolare ma stabile, come dimostrano esempi storici: Unione Sovietica negli anni ’70-’80, Iran sotto lo Shah fino al 1978, Siria di Assad e…
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Dietro l’incognita della successione di Khamenei a Khamenei, del figlio al padre, di Mojtaba ad Ali, la partita iraniana assume sempre più i contorni di un poker a quattro per la sopravvivenza. Il grande gioco del conflitto in Medio Oriente non è più una scacchiera, ma un tavolo verde con quattro giocatori. In palio non c’è solo l’equilibrio regionale, ma la sopravvivenza politica, e anche fisica, dei singoli giocatori.
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Dietro l’incognita della successione di Khamenei a Khamenei, del figlio al padre, di Mojtaba ad Ali, la partita iraniana assume sempre più i contorni di un poker a quattro per la sopravvivenza. Il grande gioco del conflitto in Medio Oriente non è più una scacchiera, ma un tavolo verde con quattro giocatori. In palio non c’è solo l’equilibrio regionale, ma la sopravvivenza politica, e anche fisica, dei singoli giocatori.
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Iran: obiettivo militare di azioni politiche a tutto campo «La politica ha generato la guerra: essa è l’intelligenza, mentre la guerra non è che lo strumento». C. von Clausewitz La citazione di Clausewitz ha lo scopo di riportare la riflessione sul piano della strategia, per consentire all’analisi di cogliere la complessità delle cause dell’attacco all’Iran, permettendoci di leggere la realtà e di delineare i possibili scenari futuri.
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«Improbabile». È la parola chiave contenuta in un report del National Intelligence Council che raggruppa veterani di 18 agenzie statunitensi. È improbabile che il regime iraniano si sfaldi sotto una «vasta operazione»; ed è altrettanto improbabile che la frastagliata opposizione sia in grado di prendere il controllo del Paese. Sono due estremi di una relazione che la Nic ha consegnato alla leader…
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Ieri il presidente iraniano Pezeshkian ha detto tre cose. Primo: si è scusato con i Paesi del Golfo per gli attacchi missilistici di questi giorni. Secondo: ha chiarito che Teheran non intende colpire gli Stati vicini. Terzo: ha ribadito che l’Iran continuerà a colpire basi militari americane nella regione e ha respinto la richiesta di resa incondizionata avanzata da Trump. Il messaggio è chiaro.…
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Nella mattina di sabato Donald Trump ha usato ancora una volta la sua piattaforma Truth Social per parlare di piani bellici e annunciare l’intenzione di lanciare nuovi attacchi contro l’Iran. «Oggi l’Iran sarà colpito molto duramente! A causa del suo pessimo comportamento , aree e gruppi di persone che fino a questo momento non erano stati considerati come obiettivi sono stati seriamente presi di mira».
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Donald Trump vuole 'eleggere' il nuovo leader dell'Iran. Le ambizioni del presidente degli Stati Uniti, però, rischiano di rivelarsi un'illusione. Il 'regime change' apparentemente non è l'obiettivo primario dell'operazione Epic Fury che gli Usa hanno avviato il 28 febbraio. Trump ritiene fondamentale evitare che l'Iran arrivi a produrre armi nucleari. L'attacco scattato il 28 febbraio, con l'uccisione immediata dell'ayatollah Ali Khamenei, per la Casa Bianca a questo punto deve portare…
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Passata una settimana di intensi bombardamenti americani e israeliani sull’Iran, di bordate su bordate di lanci missilistici e di droni iraniani su tutta l’area del Golfo, su Israele ed oltre, fino a Cipro e all’Azerbaigian e di una guerra collaterale condotta da Israele in Libano, non è ancora ben chiaro quale sia l’obiettivo che questa guerra vuole raggiungere, e quindi anche come e quando potrebbe concludersi.
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Alissa Pavia, analista dell'Atlantic Council: "Ecco perché il regime iraniano non collassa" Alberto Simoni In un colloquio con Alberto Simoni, corrispondente de La Stampa da Washington, Alissa Pavia, non resident fellow, spiega come gli obiettivi di Trump continuano a cambiare in queste fasi del conflitto e di come la struttura di potere della Repubblica islamica sia articolata, delegando poteri decisionali a livelli più bassi della scala gerarchica…
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Come pensa di uscire l’Iran dalla morsa israelo-americana? I bombardamenti sono sempre più intensi e su larga scala, intaccano non solo la sua struttura politica e militare ma anche quella civile. Decapitare il regime e cancellare la sua capacità di deterrenza, il sistema missilistico prima ancora che il futuribile del programma nucleare, è l’obiettivo di Netanyahu e Trump. La risposta di Teheran punta a un contenimento politico prima ancora che militare, terreno sulla…
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Roma, 7 mar. – Stando a un rapporto classificato del National Intelligence Council, anche un attacco su larga scala degli Stati Uniti all’Iran difficilmente riuscirebbe a rovesciarne l’establishment militare e religioso. E’ quanto hanno riferito al Washington Post tre fonti a conoscenza del documento, redatto circa una settimana prima che Stati Uniti e Israele avviassero il conflitto, lo scorso 28 febbraio.
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L' Iran è stato sempre gentile coi suoi amici, ne sa qualcosa Putin che non avrebbe mai potuto gestire la crudele guerra con l'Ucraina senza i droni di Khamenei. Ma poi quando il "leader supremo" è stato ucciso, la Russia ha preso in mano la penna, non le armi, e Putin ha chiesto di "accettare le mie condoglianze" per quell'"eccezionale uomo di stato ucciso in violazione di tutte le norme morali". Lui è un campione della morale, specie quando fa ammazzare uno a uno i suoi nemici e invade territorio…
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Gli oppositori, dentro e fuori l’Iran se lo augurano dall’inizio della guerra. Già prima che americani e israeliani attaccassero ne avevano invocato l’intervento: la loro speranza è che la guerra crei le condizioni per un regime change, per il crollo del regime teocratico iraniano. Nel regime change spera anche Israele, ansioso di farla finita con una teocrazia che, dalla rivoluzione khomeinista del 1979 in poi, ha operato in tutti modi per ottenere la distruzione della «entità sionista».
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Di solito gli analisti non riescono a predire le rivoluzioni, perché accade sempre tutto troppo in fretta, e quando sembra che non possa accadere. Certamente prima compaiono delle crepe, che gli storici individuano bene a posteriori, con “il senno di poi”, ma il cedimento strutturale accade sempre in modo improvviso e imprevisto. Con un messaggio video pubblicato negli ultimi giorni di febbraio, il presidente americano Donald Trump ha annunciato l’attacco all’Iran e…
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