A Budapest domenica sera, si è fatta ancora una volta la storia. La folla in delirio assiepata sulla sponda del Danubio davanti al Parlamento illuminato a giorno scandiva slogan patriottici ed europeisti insieme, «Ria-ria Hungaria!», «Ungheria-Europa!». A dimostrazione che la netta vittoria elettorale del partito Tisza di Péter Magyar travalica di molto i confini del Paese. È un’ottima notizia pe…
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"Visto il risultato univoco delle elezioni, ho informato preventivamente Peter Magyar che avrà l'incarico di formare il prossimo governo subito alla seduta inaugurale del nuovo Parlamento, convocato la prima possibile dopo i risultati finali, cioè a inizio maggio". Così il comunicato della Presidenza di Repubblica dopo l'incontro con il vincitore delle elezioni. Il capo dello Stato Tamas Sulyok ha convocato Peter Magyar per un colloquio ufficiale alla…
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Socialisti magiari con zero seggi, eppure le cancellerie rosse applaudono il successore di Orbán perché più europeista e quindi più sensibile all’agenda politica delle élite.Mentre nello Stato europeo dove «la democrazia è a rischio» si tengono le elezioni che portano chi è stato al governo per 15 anni (come il Pd, però Orbán le elezioni le aveva vinte) a cedere il governo allo sfidante, Ursula von der Leyen accorre a ribadire il menu della Ue con tanto di riferimento al «superamento dell’unanimità», quello sì un vero e proprio rischio…
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Mercoledì 15 aprile 2026 Pubblichiamo di seguito la notizia tratta da Bbc.com /// Péter Magyar, the man who ended Viktor Orbán’s 16 years of continuous rule, wants the new parliament to convene in early May. Link alla notizia
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Il popolo ungherese, in rivolta per le condizioni dell’economia, la corruzione diffusa, la stretta sulle libertà civili, ha posto fine al lungo regno di Viktor Orbán. Si è aperto un varco di speranza. La parabola dell’inventore della “democrazia illiberale” fa perdere slancio al modello, ma non lo archivia in quanto le cause rimangono, specifiche alle …
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Benvenuti su Outlook, la newsletter di Repubblica che analizza l'economia, la finanza, i mercati internazionali. Ogni mercoledì parleremo di società quotate e no, di personaggi, istituzioni, di scandali e inchieste legate a questo mondo. Se volete scrivermi, la mia mail è [email protected]. Buona lettura, Walter Galbiati, vicedirettore di Repubblica C’è un prima e un dopo che segna l’inizi…
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La soddisfazione a sinistra per la sconfitta di Orban è del tutto fuori luogo. La straordinaria affermazione di Péter Magyar, come scrivono Francesca Basso e Alessandra Muglia sul Corriere, fa tirare un sospiro di sollievo agli europeisti e, soprattutto, al Partito popolare cui appartiene la formazione del nuovo leader di Budapest. Ma i socialisti europei, e i loro affiliati italiani, possono solo sperare in un conservatore più illuminato e pragmatico.
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A uscire di scena, dopo le elezioni di domenica, è Viktor Orban. Nato il 31 maggio 1963 a Szekesfehervar, in una famiglia modesta, studia giurisprudenza durante l’ultima fase del dominio dell’Urss sui Paesi dell’Est Europa. Negli anni Novanta prende la guida del partito Fidesz e ottiene una prima vittoria elettorale nel 1998, quando diventa primo ministro fino al 2000. Il vero successo politico arriverà però un decennio dopo: nel 2010 infatti ottiene una amplissima maggioranza…
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C’ è una ragione più profonda, che attiene al vasto mondo di cui l’autocrate sconfitto era alfiere. Filosofia Maga, populismi e sovranismi che hanno segnato un decennio, dal 2015-16 a oggi, non possono non incastrarsi in questa strettoia. Volti che hanno caratterizzato una lunga stagione di egemonia anche culturale salgono ora sulla giostra dell’inquietudine: dagli inglesi Boris Johnson e Nigel Farage, alla francese Marine Le Pen e alla tedesca Alice Weidel, fino ai…
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