Il pilastro su cui si fonda la reputazione di WhatsApp è da sempre la crittografia end-to-end, una tecnologia che, secondo i fondatori e l’attuale proprietà Meta, garantisce che nessuno al di fuori della conversazione possa accedere ai contenuti scambiati. Questa architettura di sicurezza prevede che solo i partecipanti alla chat posseggano le chiavi necessarie per decifrare i messaggi. Adesso, però, c’è chi mette tutto in discussione.
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Le chat su Whatsapp sono crittografate end-to-end e questo significa che solo le persone coinvolte nella chat possono leggerne, ascoltarne e condividerne i contenuti. Nemmeno la stessa Meta può accedere alle conversazioni. Eppure secondo l’accusa mossa da uno studio legale americano, la Quinn Emanuel Urquhart&Sullivan, la situazione non sarebbe esattamente così: non solo le chat non sarebbero crittografate, ma alcuni dipendenti di una terza azienda responsabile della moderazione di messaggistica…
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«I messaggi e le chiamate sono crittografati end-to-end. Solo le persone in questa chat possono leggerne, ascoltarne o condividerne il contenuto». Questa è la frase che compare quando si apre una nuova conversazione su WhatsApp. È l'assicurazione che nessuno al di fuori dei partecipanti, nemmeno la stessa Meta, possa accedere alle chiacchierate virtuali. Una certezza che vacilla…
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