Gentile Direttore, ci è mai capitato di non ricordare il numero di telefono di un nostro familiare perché salvato in rubrica? O di sentirci smarriti senza Google Maps anche in una zona che conosciamo? Ecco, questi rappresentano degli esempi semplici e ricorrenti che dimostrano gli effetti svantaggiosi del cognitive off-loading o “scarico cognitivo”. Inteso come affidamento a supporti esterni su cui scaricare funzioni mentali come memoria, calcolo, analisi dei…
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In un mondo in cui la tecnologia si insinua con sempre maggiore pervasività nelle nostre abitudini quotidiane, il modo in cui ci rivolgiamo alle macchine diventa uno specchio delle trasformazioni sociali in atto. Un gesto apparentemente banale come impartire un comando vocale a un assistente digitale cela, in realtà, una serie di interrogativi che toccano la nostra stessa identità e la qualità delle relazioni umane.
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«Aspetta, lo chiedo a ChatGPT». La frase si infiltra ovunque: nelle scuole, nei gruppi WhatsApp, nelle conversazioni familiari. Non è più una novità: è diventata un gesto automatico, un modo veloce per togliersi un dubbio, una curiosità, un peso. Non si cercano più articoli, fonti o pagine web: si va direttamente alla chat. Tutto arriva filtrato, ordinato, già digerito. Perfino nei momenti di incertezza, l’IA diventa il canale più rapido, per alcuni persino il più sicuro.
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L’espressione “brain rot” è uscita dal registro ironico dei social per entrare nel dibattito pubblico. Il termine nasce come slang online per indicare una sensazione di “mente fusa” dopo un consumo eccessivo di contenuti banali, ripetitivi o cognitivamente poco impegnativi. Perché il brain rot è diventato un tema pubblico Oggi, però, viene adottato anche da quotidiani e riviste scientifiche per descrivere alterazioni nella memoria, nell’attenzione, nelle funzioni esecutive e nella regolazione…
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Tra “psicosi da AI” e solitudine crescente, i chatbot si impongono come nuovi confidenti: terapia di supporto o surrogati tossici guidati dal profitto, e dove passa davvero la linea tra cura e rischio? L'espressione "psicosi da Ai" è entrata con una certa frequenza nel lessico contemporaneo per descrivere quei casi, purtroppo reali, di persone che scivolano in stati di delirio o dissociazione dalla realtà dopo interazioni prolungate con modelli linguistici di grandi dimensioni: del resto…
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