Caro Aldo,non crede anche lei che la sintesi di questa tornata referendaria sia semplicemente che «il paese reale non è quello delle piazze»? Lo stesso risultato del referendum sulla cittadinanza, che era il più politico e ideologizzato, non ha confermato del resto come anche all’interno dello stesso elettorato di sinistra la realtà si scontra con la presunzione? La sinistra ha sbagliato a raggruppare quesiti che non potevano coinvolgere nello stesso modo gli elettori.
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Il netto insuccesso della prova referendaria su tematiche della massima importanza come il lavoro e la cittadinanza ci costringe – ed è indispensabile che ciò avvenga – a considerazioni di fondo sullo stato dell’orientamento democratico della società civile, dove è evidente l’azione corrosiva portata dalle destre. Non è sufficiente sostenere che l’avere spostato il focus dal merito dei quesiti alle sue possibili conseguenze politiche (addirittura evocando lo sfratto al governo Meloni) ha più che altro nuociuto all’esito referendario.
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Com’era prevedibile, i referendum promossi dalla Cgil non hanno raggiunto il quorum, aggiungendosi alla lunga serie di appelli improduttivi al pronunciamento dei cittadini su questioni tanto importanti quanto complesse. Comprensibile lo scoramento di chi ci ha creduto e lavorato. Irritante invece il sorriso di soddisfazione di chi, senza muovere un dito, si intesta una vittoria politica fatta di distrazione, ignoranza o, nel migliore dei casi, sfiducia nella politica in generale.
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