Venti Paesi dell’Unione europea decidono di firmare una dichiarazione di condanna contro il divieto costituzionale del Pride imposto dal governo ungherese e l’Italia si chiama fuori Ci sono scelte e istanti in cui l’ambiguità si sveste da strategia e diventa complicità. Quando venti Paesi dell’Unione europea decidono di firmare una dichiarazione di condanna contro il divieto costituzionale del Pride imposto dal governo ungherese e l’Italia si chiama fuori, quel momento è arrivato.
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Approfondimenti:
“La situazione in Ungheria non è accettabile”. Le parole della ministra danese per gli Affari europei, Marie Bjerre, riassumono il clima di nuova, in realtà mai sopita, tensione tra Bruxelles e Budapest sullo Stato di diritto. Una decisione fondamentale potrebbe arrivare già nella giornata di martedì, con il Consiglio Affari Generali Ue che si è riunito per esaminare, tra le altre cose, la procedura dell’articolo 7 nei…
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Sedici Paesi Ue si sono detti "profondamente preoccupati" per la messa al bando del Pride in Ungheria e hanno chiesto alla Commissione di usare tutti gli strumenti a sua disposizione per permettere lo svolgimento della manifestazione. In occasione del Consiglio Affari Generali di oggi (martedì 27 maggio) i Paesi Bassi si sono fatti promotori di un appello che è stato sottoscritto da altri 15 governi, tra cui però non figura l'Italia di Giorgia Meloni
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"Siamo profondamente preoccupati per le recenti modifiche legislative e costituzionali che ledono i diritti fondamentali delle persone Lgbtq, adottate dal Parlamento ungherese il 18 marzo e il 14 aprile 2025, a seguito di altre leggi anti-Lgbtq già introdotte negli anni precedenti". Inizia così una dichiarazione stilata da 17 Paesi Ue in vista del Consiglio Affari generali di oggi, in cui si terrà una nuova audizione sullo Stato di…
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In occasione del Consiglio Affari generali di oggi, 17 Paesi Ue coordinati dai Paesi Bassi, hanno rilasciato una dichiarazione contro la compressione dei diritti per le persone LGBTIQ+ in Ungheria e il divieto del Pride di Budapest. Tra i firmatari non c'è l'Italia, mentre figurano: Austria, Belgio, Repubblica Ceca, Danimarca, Estonia, Finlandia, Francia, Germania, Irlanda, Lettoni…
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