Michele Zaccardi 20 ottobre 2023 I controlli ai confini «danneggiano la libertà di circolazione». Mentre si moltiplicano gli attacchi di matrice islamica e sale la psicosi attentati, l’Unione europea pensa bene di stigmatizzare la decisione di nove Paesi membri, tra cui l’Italia, di blindare le proprie frontiere. Evidentemente, l’obiettivo di limitare i rischi, impedendo il transito all’interno dello spazio comune di potenziali terroristi, per gli euroburocrati può passare in secondo piano.
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– Nel cuore dell’Europa, a Lussemburgo, si è tenuta una riunione di grande rilevanza per il futuro dell’area Schengen. Le tensioni e le preoccupazioni dei ministri dell’Interno europei sono aumentate in modo significativo, con l’ombra del terrorismo e il conflitto in corso in Medio Oriente che gettano un’ombra inquietante sul futuro dell’accordo di Schengen. Germania e Austria hanno dichiarato che “l’accordo di Schengen non è morto ma è rotto,” sollevando…
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Il Belgio trema ancora, con scuole chiuse in molte città per timori di attentati. Ma non ci sta a passare per il ventre molle d'Europa, visto che da gennaio guiderà il semestre Ue. Nel Consiglio Affari Interni, ieri in Lussemburgo, la ministra Verlinden lancia un messaggio chiaro ai colleghi: serve un migliore scambio di informazioni tra le intelligence e soprattutto dobbiamo chiederci come combattere l'immigrazione illegale «per assicurarci che…
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Il patto di Schengen sbanda pesantemente. L'allarme terrorismo in Europa ha spinto molti Paesi a sospendere la libera circolazione per evitare che nuovi radicalizzati possano entrare all'interno dei Paesi dell'Ue, oltre a quelli che già ci sono. L'interruzione di Schengen è stata una scelta obbligata. Il patto " non è morto ma è rotto ", hanno sentenziato Germania e Austria, fotografando una situazione vera e al contempo preoccupante per le ripercussioni che questo…
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«Schengen non è morta ma è rotta e quindi dobbiamo ripararla», dice l’austriaco Gerhard Kemer al termine del vertice che ieri ha riunito a Lussemburgo i ministri dell’Interno della Ue. Sarebbe un azzardo considerare la frase come l’annuncio della fine del Trattato della libera circolazione ma certo dopo la decisione di dieci stati membri di prorogare o avviare i controlli ai confini per evitare possibili infiltrazioni terroristiche, le parole del rappresentante di Vienna –…
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“Vorrei concentrarmi ora su una delle questioni che per me è molto importante e cioè i rimpatri dei cittadini di paesi terzi che sono non hanno il diritto di soggiornare nell’Unione europea. Ovviamente (l’attentato di Bruxelles) è stato un campanello d’allarme, dove l’attentatore terrorista di Bruxelles, originario della Tunisia, cittadino tunisino arrivato nell’Ue 12 anni fa, si trova qui dal 2011, senza diritto di soggiorno e di asilo“.
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Prima ci fu l’allarme terrorismo, negli anni Dieci di questo secolo, in Francia e non solo. Poi l’immigrazione e i rischi per la sicurezza. Quindi il Covid, poi ancora l’immigrazione e, con gli ultimi tragici avvenimenti in Medio Oriente e gli attentati in Belgio e Francia nei giorni scorsi, nuovamente il terrorismo. Sono le piaghe che stanno piegando l’Europa, oltre che il resto del mondo. Ma sull’Unione colpiscono al cuore.
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BRUXELLES — Se qualcuno pensava che sull’emergenza migranti fosse stata trovata la panacea di tutti i mali e che il governo Meloni avesse convinto gli alleati europei a seguire la sua linea, ieri si è dovuto ricredere. Perché al termine del Consiglio dei ministri Ue degli Interni che si è svolto in Lussemburgo, il castello di certezze immaginato fino a qualche giorno fa è improvvisamente crollato…
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Bruxelles, 19 ott. – “Ho chiesto al coordinatore Ue per i rimpatri di convocare una riunione straordinaria domani. Dobbiamo discutere con gli Stati membri su come possiamo intervenire per garantire che le persone che rappresentano un rischio per la sicurezza dell’Unione europea possano essere rimpatriati molto più rapidamente nel paese di origine. Questa deve essere la priorità. E per questo ho chiesto l’incontro di domani”.
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I ministri dell’Interno Ue hanno avuto una colazione di lavoro, prima del Consiglio Affari Interni a Lussemburgo, tutta incentrata sull'anti-terrorismo. «Abbiamo discusso dello scambio di informazioni tra le nostre intelligence e di come combattere l’immigrazione illegale per assicurarci che eventi come quelli dei giorni scorsi non accadono di nuovo», ha detto il ministri dell’Interno del Belgio Annelies Verlinden ( nella foto ).
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Le minacce. Le due molotov contro la sinagoga a Berlino. La chiamata alle armi di Hamas. Allarmi in varie capitali europee. Soprattutto la storia di Abdelsalem Lassoued, quei dodici anni, dal 2011 a ieri, a zonzo per l’Europa, illegale, respinto da tutti, dalla Svezia all’Italia, dove era arrivato nel 2011 naufrago a Lampedusa, e poi ancora dalla Svezia, dove era tornato perché li voleva stare, di nuovo all’Italia e poi di nuovo in Belgio dove risiedeva…
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Una decina di allarmi bomba in altrettanti aeroporti europei, soprattutto francesi e belgi. Due molotov, esplose per fortuna male, contro la sinagoga a Berlino. La piazze, soprattutto delle capitali mediorientali, che si riempiono con le bandiere palestinesi e al grido Allah u akbar. “L’incendio” che Hamas non ha ottenuto in questi primi dieci giorni di guerra in cui Israele non ha fatto ciò che tutti, Hamas per prima, avevano messo in conto -…
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